Massimo Panebianco - Il futuro del sovranismo: Stato globale, Stato neocostituzionale, Stato ricodificatore

Il futuro del sovranismo: Stato globale, Stato neocostituzionale, Stato ricodificatore

Massimo Panebianco

Professore Ordinario di Diritto internazionale nell’Università di Salerno

Abstract: nella triplice prospettiva internazionale, lo Stato sovrano post-moderno appare nella veste di co-legislatore globale, ovvero di compartecipe della legislazione al livello dell’intera comunità internazionale degli Stati; ente costituzionale; e soggetto ri-codificatore di diritto pubblico e privato, al quale competono obiettivi strategici o sistematici di integrazione sia interna che esterna dell’Unione europea

Parole chiave: diritto globale, globalizzazione, Unione europea, diritto privato europeo, diritto amministrativo europeo.

1.           La nuova statualità a vocazione internazionale-globale

Nel contesto della teoria del sovranismo statale nell’epoca post-moderna si profilano tre prospettive di diritto globale, costituzionale ed ordinario. Come è noto, trattasi del primo pilastro dello Stato post-moderno, il quale è molto peculiare, legato alla tradizione del costituzionalismo moderno, connotato dalla sua vocazione internazionale e dalla sua prospettiva di appartenenza di ciascuno Stato ad uno spazio più ampio o maggiore condiviso con un insieme di altri Stati. Lo Stato appare pertanto nel ruolo di co-legislatore globale, ovvero di compartecipe della legislazione al livello dell’intera comunità internazionale degli Stati. In secondo luogo, nella tradizione del costituzionalismo, le costituzioni nazionali rappresentano l’espressione del governo statale delle fonti normative, in una vocazione sovranista interna ed esterna. Esse a tale scopo si occupano non solo del governo delle leggi nazionali, ma anche delle norme delle organizzazioni internazionali, cui ogni Stato partecipa (cd. “legge del mondo” o “droit global” o “nomos” del mondo). Ciò premesso, il recente dibattito sul “diritto globale”, come spazio internazionale comune, sia pubblico che privato, ha rilanciato la discussione sui limiti di applicazione delle costituzioni nazionali. Nell’epoca statutaria pre-moderna, statuti e costituzioni erano riconosciuti titolari di una sfera di competenza legislativa propria, autorizzata e riconosciuta sul piano internazionale. Successivamente, tale spazio duplice è stato determinato con riguardo alle varie partizioni dei testi costituzionali, come sede delle garanzie dei diritti fondamentali (cd. costituzione civile-sociale ed economico-politica), nonché come costituzione dei poteri pubblici abilitati alla produzione sovrana di norme statali autolimitate ed auto-coordinate con le cd. fonti esterne, proprie di altri Stati ed organizzazioni internazionali comuni (governanceglobale). Pertanto, come risultato sommario del presente dibattito, si è constatato la presenza di un triplice livello del sovranismo post-moderno, globale-universale, euro-internazionale ed infine nazionale attivi simultaneamente, in vista del raggiungimento di obbiettivi comuni condivisi[1].

Se si parte da tali premesse, si possono evitare alcuni abusi del linguaggio corrente, secondo cui il diritto globale rappresenta un diritto “epocale” e proteso verso un tempo futuro e non ancora realizzato. Tale uso linguistico si è diffuso nel linguaggio delle organizzazioni internazionali nel passaggio al terzo millennio (post-2000). La stessa ha trovato il suo parallelo nella definizione del diritto globale come “spazio aperto”, proprio di una vita internazionale oltre gli spazi terrestri ed anche d’oltremare. Complessivamente emerge un’idea di un diritto globale come diritto “extra-ordinem”, ovvero di un diritto straordinario, capace di privare o spossessare gli Stati delle loro potestà pubbliche di governance(amministrativa, finanziaria, penale etc.), superate in funzione di standard comuni. Di qui viene presentato l’impatto sui diritti fondamentali delle persone presentate come soggetti in parte integrati ed in parte alternativi alla potestà sovrana degli Stati. Rispetto a questi ultimi i privati nella loro veste di soggetti dotati di libertà civili ed economiche si rendono attivi come produttori negoziali di norme proprie. Dalla configurazione delle potestà sovrane e delle potestà private deriverebbe la visione complessiva del nuovo mondo globalizzato[2].

A titolo di mero esempio, l’art. XI della costituzione italiana del 1948 si inserisce in un’epoca di costituzioni nazionali a vocazione internazionale e si presenta come una triplice connotazione. A) Essa attribuisce allo Stato italiano una competenza internazionale “limitata” da obblighi liberamente assunti (cd. limitazioni di sovranità); B) In secondo luogo, si presenta come soggetto di un ordinamento internazionale, idoneo a produrre “diritto giusto” (cd. pace e giustizia fra le Nazioni); C) Infine, esprime una norma di favore per la partecipazione ad organizzazioni internazionali, concorrenti con lo Stato italiano che ad esse partecipa, in vista della produzione del diritto universale di pace e di giustizia. In parallelo, tale vocazione internazionale connota le tre categorie di diritti fondamentali da essa protetti, anch’esse ambiziose di raggiungere obbiettivi fuori oltre che dentro dei confini statali: A) Diritti civili acquisitidi cui è vietata l’eliminazione di statuspersonali, come cittadinanza, capacità giuridica (art. 22 Cost. ); B) Diritti socialiin corso di acquisizione, come il diritto al lavoro dei lavoratori italiani all’estero, nonché il diritto all’immigrazione differenziata per cittadini comunitari dell’Unione Europea e cittadini di Stati non appartenenti alla stessa(art. 35/ comma 4 Cost e art. 117/ comma 2 Cost.); C) Diritti economicidi concorrenza sui mercati finanziari (art. 117 Cost.)[3].

2.      Le clausole costituzionali europee e articoli-Europa 

Con il termine “costituzionalismo di integrazione” si allude a quelle regole costituzionali, che ne determinano la sfera di applicazione, mediante diritti di “auto” ed “etero-integrazione”, finalizzati alla disciplina della collocazione di ciascuno Stato nei grandi spazi giuridici o macro-spazi della globalizzazione. Il predetto articolo della Costituzione italiana che ne determina l’ambito di competenza legislativa ab intraed ab extra, in base alla cd. riforma introdotta dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001 n. 3, regolatrice del profilo del nuovo Stato costituzionale in un contesto dettagliato di competenze legislative esclusive e proprie dell’amministrazione centrale. Tale norma contiene un elenco di competenze legislative nazionali, integrabili mediante il rispetto dei vincoli derivati dagli organi internazionali ed europei (euro-comunitari), come spazio giuridico intermedio tra i due estremi globale e nazionale[4].

Il costituzionalismo di integrazione è stato configurato, nell’attuale Unione Europea, come un costituzionalismo di sussidiarietà, in quanto di supporto o di sostegno rispetto allo Stato (ed al gruppo di Stati membri). Risultano essere i tre elementi costitutivi dell’Unione: A) Competenze di attribuzione conferite o trasferite singulatimdagli Stati all’Unione Europea; B) Cittadinanza dell’Unione ed identità europea come sussidiarie rispetto alla cittadinanza nazionale, intesa come primaria o fondante dell’altra, nonché rispetto ai cittadini degli Stati terzi non facenti parte dell’Unione Europea; C) Spazio europeo dell’Unione, inteso come territorio doganale comune e come mercato unico, aperto alla libera circolazione di beni, persone, imprese e capitali provenienti dagli Stati membri, ovviamente integrato nel contesto degli altri spazi non terrestri come quello marittimo e atmosferico. In tal senso, la democrazia europea appare integrata a quelle nazionali, ma complessivamente da intendersi come un minoris generis, comparativamente misurabile come coincidente o, viceversa, non coincidente o minoritario rispetto al nazionale (cd. deficit democratico dell’Unione)[5].

Nel contesto dell’integrazione costituzionale si distinguono clausole (o regole) generali, rispetto a clausole speciali, determinate ed individuate ratione materiae. Si tratta delle norme di abilitazione o di autorizzazione preventiva, fatte in favore delle istituzioni europee, ai fini dell’esercizio delle loro peculiari o specifiche competenze (cd. Europa-artikelinteso come er-machtigung-regel). Siffatta specialità delle norme pattuite in favore dell’Unione Europea, si esercita mediante le altrettanto specifiche funzioni congiunte di coordinamento, cooperazione e concertazione. Si tratta, cioè, di funzioni monetarie, finanziarie, penali, commerciali compattate, complessivamente appartenenti ad un processo di armonizzazione legislativa o di nuova “codificazione” degli ordinamenti nazionali, ri-codificati sulla base degli istituti pregressi attualmente vigenti (v. fiscal compact)[6].

3.        Le clausole costituzionali di politica estera, sicurezza e difesa La nuova statualità a vocazione internazionale-globale

La predetta norma costituzionale (tipo art. XI Cost. it.) è stata riempita di contenuto con riferimento alla preesistenza dell’organizzazione internazionale del cinquantennio 1945-1989 (Clausola ONU) ed alla partnership della stessa con le organizzazioni internazionali regionali (cd. clausole regionali, europee e non – ex art. 51 ss. della Carta delle Nazioni Unite). Nel trentennio post-Guerra Fredda (1989-2008) le relative funzioni hanno subito un raddoppio, riferite al mantenimento della politica di pace e sicurezza fra Stati (cd. law making internazionale), così come al mantenimento della pace interna a ciascuno Stato in situazioni di post-conflitto, per la stabilizzazione della Stato e l’assistenza umanitaria alla popolazione civile (cd. state-Nation building). Complessivamente ne è derivato un riallineamento complessivo della funzione della politica estera, comprensiva di aspetti molteplici di sicurezza, difesa e ri-costruzione della democrazia a livello internazionale, nei vari scacchieri di emergenza, di crisi o di situazione di criticità affrontate mediante peace operationssotto l’egida Onu o extra-Onu (cd. operazioni capo VII-VIII, Carta Onu)[7].

Rispetto al primo obbiettivo dell’Onudella pace universale, non si può indulgere alla retorica dell’Onunel “nuovo millennio” e nel “nuovo ordine mondiale”. L’Onuresta il baluardo della vocazione internazionale di tutti gli Stati e della loro aspirazione a vivere un’epoca globale o post-moderna. Dagli eventi del primo ventennio del XXI sec. (cd. post-settembre 2001), sono emerse situazioni impreviste ed imprevedibili, e di difficile contenimento delle crisi e di vera e propria “corruzione” dell’ordine mondiale prefigurato per il XXI sec. Sicché il pacifismo universale si traduce, puramente e semplicemente nell’esercizio di una funzione primaria di controllo dei conflitti e di controllo delle armi, lasciando successivamente all’iniziativa di organismi regionali e sub-regionali, nonché alle rinascenti coalizioni di Stati volenterosi, la funzione di ristabilimento della pace e della sicurezza internazionale. Tale controllo si traduce in una permanente riduzione e limitazione degli armamenti e dei sistemi d’arma (cd. denuclearizzazione), ma, su tali premesse, l’Onunecessariamente e talora tollera situazioni di conflitto a bassa intensità, di tipo tanto internazionale che interno a Stati singoli[8].

Rispetto al secondo obbiettivo Onu della giustizia internazionale, tale organizzazione resta un baluardo della costituzione di uno Stato “aperto” ovvero “post-nazionale” (cd. Stato trans-multinazionale). Ciò detto, non bisogna anche qui indulgere alla retorica dell’Onudel 21° sec, come era della democratizzazione internazionale, intesa come idea unica ed universale dei diritti individuali e della persona umana. Ancora una volta gli eventi del primo ventennio del XXI sec si sono dati carico di dimostrare le difficoltà di una democrazia universale o dei diritti umani globalizzati (cd. democracy export). Resta pertanto, il regionalismo internazionale, come standard democratico, intermedio fra l’universalismo e la democrazia nazionale di ciascun Paese, binomio inscindibile dell’ordine mondiale[9].

4.        Stato nazionale e costituzione economica internazionale

Nello stesso quadro della costituzione italiana, a vocazione internazionale ed europea, le nuove disposizioni post-2001 (art. 117 Cost. it.), introducono la figura dello Stato di mercato o a regime di mercato, aperto alla concorrenza internazionale ed a forme più impegnative di integrazione in una pluralità di settori. Con tale espressione non si vuol dire che lo Stato si riduce alla dimensione del mercato, piuttosto identifica una sua precisa competenza legislativa alla regolazione sui mercati economici e di settori finanziari di capitali (valutari, borsistici, bancari). Nell’ottica congiunta dei mercati interni ed internazionali, questi ultimi vengono anche identificati come mercati globali, spazio di azione di soggetti sociali ed economici (imprenditori, lavoratori, consumatori)[10].

Nel sistema globale dei mercati, interni così come internazionali, l’ordine giuridico degli stessi deriva da una duplice regolazione, di origine sia privata che pubblica. Ai privati compete la sfera del marketingin senso stretto, in quanto espressione di strategie e di imprese, di negoziazioni contrattuali e di ogni altro atto che concerne la vita delle aziende ai fini del loro finanziamento (cd. stock markets). 

Allorché si parla di concorrenza internazionale, nelle sfere di autonomia normativa aziendali rientra anche la ben nota scelta della legge applicabile, in alternativa o nel cumulo di una o più leggi nazionali. Viceversa, compete alla disciplina dei poteri pubblici la governance, ovvero la regolazione degli aspetti nazionali del mercato, sotto il profilo degli assetti delle aziende e dell’immagine nazionale (cd. public choice golden share)[11].

La soluzione costituzionale adottata con la predetta riforma del titolo quinto costituzionale (L. 18.10.2001 – N. 3 – art. 117), ha consentito di intravedere nel rapporto Stato-mercato, non già una linea divisoria di confine invalicabile, bensì una linea di concorrenza tra gli ordinamenti giuridici, attraversabile mediante una serie di “norme-ponte”, nonché di regole “irradiate” da ciascun ordinamento coinvolto, al fine di una disciplina armonizzata dei mercati globali. Si tratta, invece, di una competenza legislativa statuale connessa al rispetto dell’autonomia dei soggetti coinvolti come competizioni nel mercato. Ne consegue, che lo Stato può andare oltre lo stesso, ma tanto accade anche per il privato ambito dei mercati, dove si richiede una comune cooperazione, rivolta a scopi pubblici (equità e socialità), ma insieme anche al proseguimento di scopi privati (cd. potestas mercatorialex mercatoria)[12].

Quando si parla della linea costituzionale italiana segnata dall’art. 117 Cost. secondo c. Lettera E, si allude ad una serie di segmenti o di tratti di competenza normativa irradiata dall’interno dell’ordinamento italiano e si presuppone un ordine giuridico mondiale è messo a dura prova riguardo al sistema monetario e finanziario internazionale, nel quale la potestas mercatoriadelle istituzioni è chiamata alla prevenzione e gestione delle ricorrenti crisi di mercato. Il cambiamento del nome, da sistema internazionale a globale, mai avvenuto in precedenza sugli stessi mercati, denota la difficoltà di governare i movimenti di capitale e di assicurare lo scambio secondo valori accettati (cd. justum pretium). Il mutamento è avvenuto a seguito della creazione di grandi centri mondiali di scambio degli strumenti finanziari rappresentativi del capitale, come azioni e obbligazioni, titoli privati e pubblici (cd. world stocks exchange)[13].

Un ordine giuridico generale monetario e finanziario internazionale risulta ancora in fase di elaborazione e richiede una completa rielaborazione dei precedenti ordinamenti, sia territoriali che settoriali. Gli ordinamenti territoriali sono quello internazionale globale, insieme a quelli dei mercati economici e monetari (come il mercato unico europeo), nonché quelli statuali (nazionali, locali). Anche negli ordinamenti settoriali (ratione materiae) si tratta di avviare o perfezionare l’armonizzazione o il riavvicinamento di almeno tre ambiti o sfere dell’attività economica: A) Diritto valutario nelle relazioni esterne e tra monete di pagamento, allo scopo di evitare eccessi di inflazione/deflazione (foreign exchange); B) Diritto finanziario di banca e d’impresa, allo scopo di tutela della trasparenza dei mercati (stock financing); C) Finanza pubblica nazionale e locale (fiscal law)[14].

Non è questa la sede, per indicare le prospettive di un’indagine sulle modifiche necessarie all’attuale ordine giuridico dei mercati finanziari. In una prospettiva post-moderna, essi si muovono fra l’etica dell’uguaglianza degli operatori finanziari e l’opposta “stortura” della loro opaca disuguaglianza. Codificare significa dare trasparenza ai mercati, de-codificare significa individuarne le distorsioni alla concorrenza, esistenti nei mercati privati come in quelli pubblici, così come ricodificare connota nel linguaggio corrente lo sforzo comune e condiviso di ciascuno Stato grande o piccolo della comunità finanziaria mondiale. Trattandosi di “etica dei mercati”, una regola d’oro vuole che si combinino le regole migliori di tutti i diversi comparti del predetto mercato. Esattamente in materia di bilanci e di contabilità finanziaria, le tre regole da ricordare sono le seguenti: A) Riserva di bilancio; B) Copertura delle spese di bilancio; C) Pareggio di bilancio fra entrate e spese. Sono proprio le regole del diritto costituzionale europeo ed italiano, di cui va fatta la verifica al livello internazionale (nuovo art. 81 Cost. it.)[15].

Nell’ultimo decennio post-crisi 2008, si avverte sempre più l’esigenza di un profondo riordinamento del diritto internazionale dell’economia, finalizzato ad oltrepassare quella minima zona di interventi, storicamente denominati libertà di navigazione e di commercio dei soggetti pubblici e privati, allo scopo di potenziare l’azione fiscale e tributaria nell’ottica di una migliore finanza, tanto statale quanto aziendale. Di esso si rivedono i confini interni, già segnalati dalle linee divisorie del diritto commerciale tariffario, divenute connesse in modo indissociabile al diritto finanziario internazionale. Nello stesso ordine economico si è avviata la revisione dei confini esterni, ben più ampi del territorio economico e connesso agli indivisibili aspetti sociali e politici della governanceeconomica globale. Come è evidente nell’evoluzione più recente, gli strumenti economici sono soggetti al governo politico dell’autorità nazionale ed internazionale. Pertanto, misure e contro-misure non possono non avere finalità esterne sia sociali che politiche[16].

La prospettata fase di riforme per le singole organizzazioni economiche internazionali risulta ancora in discussione, fra due modelli alternativi “mondiale-regionale” e “uni e multi-laterale”. Il primo ruota ancora intorno al vigente sistema della “triade” di Bretton Woods, andatura commerciale-monetaria-di sviluppo. In alternativa è emerso il modello dell’unilateralismo-multilateralismo, proprio di Stati singoli e gruppi di Stati, a livello sia regionale che internazionale (cd. modello neo-sovranista). La difficile convivenza tra i modelli sopradescritti, non può essere censurata, se non nella prospettiva di una governanceinternazionale più complessa[17].

Nell’ottica di una “macro-finanza continentale europea” e dell’auspicata riforma delle organizzazioni internazionali economiche e finanziarie, la dottrina recente intravede un ruolo attivo delle costituzioni nazionali, in parallelo a quanto già avviene per le peace operationsnel settore di competenza Onu. Al cd. “nichilismo o neutralità finanziaria” dello stato rispetto ai mercati, si contrappone una linea di interventismo mirato altrimenti detta good governancedei mercati, mediante buone operazioni congiunte (cd. co-financing per lo sviluppo di politiche internazionali ed europee condivise, in settori geo-politici di comune interesse). All’opposto, l’attività di contrasto alla cattiva finanza internazionale, contrassegna le cd. operazioni di anti-riciclaggio internazionale, come ulteriore direzione di marcia della “potestà mercatoria” statuale, finalizzata alla tutela dei valori di mercato e di una sana finanza combinatoria di valori monetari uniti a valori sociali, ovvero di protezione delle finalità proprie del welfare State[18].

5.        Il macro-spazio e micro-spazio economico internazionale 

 

Sempre nell’analisi storico-teorica recente, il macro-spazio, definisce l’ambito della macro-economia internazionale ed, infine, l’inizio della gestione politica ordinata degli spazi economici minori, sia continentali che nazionali. Inteso come spazio giuridico, lo stesso esprime l’area di convivenza delle costituzioni nazionali degli Stati, nel quadro di un diritto internazionale costituzionale o meglio inter-costituzionale, in contrappeso ai settori riservati ai privati e a imprese titolari dei poteri aziendali e di impresa nei cd. micro-spazi. Tale visione ordinatrice travalica i confini storici degli Stati nazionali e del diritto dell’economia politica internazionale, cogente di valorizzare lo stesso “blocco” o “insieme” delle disposizioni internazionalistiche, già presente nelle costituzioni statali vigenti e fornisce loro una prospettiva reale di sviluppo, intorno a valori e principi comuni generalmente riconosciuti[19].

Nell’attuale percorso di riflessione e di analisi, si tende ad individuare una fase transitoria, intesa come sintesi fra il diritto globale ed il diritto nazionale economico classico, nell’ottica di uno Stato definito neo-sovranista per i suoi caratteri costituzionali comuni o condivisi con altri del macro e del micro-spazio. Tale operazione insegue i percorsi delle costituzioni classiche ai fini della creazione di organismi di governo comune, limitatamente ad uno o più settori, governati secondo regole obbligatorie o volontarie accettate dagli stati interessati. Sulla stessa linea del costituzionalismo classico rinnovato, si è acclarato l’idoneità del “macro-spazio” economico globale, rivolta alla creazione di un ordine economico internazionale spontaneo, disciplinato da carte o convenzioni comuni delle libertà classiche, tanto civili e professionali quanto economiche e politiche, dando vita a quei flussi tipicamente attuali di circolazione dei beni e delle persone nella nuova economia globalizzata[20]

Tale effetto creativo o innovativo può rappresentare un’opportunità, ai fini dello sviluppo delle cd. “libertà democratiche”, estese dal livello nazionale a quello sovranazionale. Ma, allo stesso tempo, si valuta il riuso di molti strumenti del diritto internazionale economico, ritenuti permanenti o indefettibili. A tale scopo si individuano tre linee di tendenza: A) Stati “neo-liberisti” internazionali del G7, inter-dipendenti così come fra loro differenziati; B) Stati delle economie emergenti facenti parte di vari continenti (cd. Brics); C) Stati facenti parte della cd. struttura globale del G20, come gruppo ponte tra i primi due, nell’ottica di un nucleo costituzionale internazionale centrale del mondo contemporaneo, chiamato a ricostruirne o ricostituzionalizzarne i fondamenti giuridici[21].

Sulla base delle innovazioni costituzionali finora esaminate, l’idea che la globalizzazione comporti una profonda trasformazione ed innovazione, è passata ad una vera e propria rivoluzione del linguaggio. Quello che era stato in diritto internazionale, politica ed economia, è divenuto “internazionale-globale”. Con tale nuovo doppio aggettivo, si è realizzata una pura e semplice invenzione linguistica, ovvero si è fatto ricorso ad un fortunato espediente retorico, semplificatorio dei numerosi termini precedenti, unificati intorno ad un’espressione totalizzante ed unificante. Le conseguenze sono state notevoli, perché il linguaggio della globalizzazione ha comportato una serie di neologismi e, soprattutto è cambiata la valutazione della storia e della geografia del mondo delle relazioni internazionali pregresse e successive, alla ricerca delle “altre” globalizzazioni del passato e del futuro[22].

A partire dal linguaggio giuridico, la teoria della globalizzazione ha recepito e rielaborato l’intero dizionario di politica e di economia internazionale. Esso appartiene al mondo degli Stati e delle organizzazioni politiche ed economiche internazionali preesistenti. Così come ha dovuto recepire il linguaggio della diplomazia e dei corrispondenti manuali della prassi commerciale e finanziaria. Di conseguenza, tra i neologismi più importanti quello di “imperialismo”, altrimenti definita come “impero-logia” (cd. empire law). Quest’ultima va intesa come parte essenziale delle relazioni internazionali e dei suoi relativi comparti verticistici o di alto livello. Ovviamente lo studio degli imperi attuali prescinde dalla forma costituzionale di governo e si applica, piuttosto, all’esercizio dell’egemonia politica o economica, tenuta in piedi in una o più regioni del globo[23].

Fra le altre innovazioni terminologiche più importanti, si segnalano quelle relative alla cronologia della storia degli Stati e dei loro gruppi o organizzazioni. Invero, la teoria della globalizzazione si muove fra revisionismo storico e prospettive del diritto futuro. Le nuove cronologia, se applicate agli Stati singoli, riguardano soprattutto quelli considerati leader della gestione politica ed economico-commerciale del mondo attuale (cd. duopolio Usa-Cina). Lo stesso dicasi con riferimento alla storia attuale delle principali regioni organizzate del mondo, come quella europea o sud-americana. Queste ultime vengono attualmente analizzate nella prospettiva “riformistica”, di convergenza fra le strutture istituzionali preesistenti e di prospettazione di un’era del “cambiamento”. In tal senso il diritto della globalizzazione viene a coincidere con l’era del diritto delle riforme economico-finanziarie dei bilanci pubblici di Stati e di altri organismi territoriali nonché dei modelli di welfare Statefinalizzati ai modelli delle comunità umane governate[24].

6.        Il nuovo Stato europeo nei sistemi giuridici comparati 

Passando dalle costituzioni ai codici nazionali, si osserva come di fronte al grande fenomeno della globalizzazione, duplice e contradditoria è stata la risposta, in bilico fra la “decodificazione” e la “ricodificazione”. Invero, nei “macro-spazi” determinati dai liberi movimenti o flussi di cose e di persone, sono saltate le antiche certezze, fissate da linee e circuiti nazionali. Sicché, i macro sistemi normativi hanno indotto gli Stati a ricodificare i loro istituti, a cominciare da quello di frontiera nazionale, inventando spazi normativi intermedi tra quello globale maggiore e quelli nazionali minori. Alla luce dei suoi precedenti ruoli di Stato-colegislatore globale, nonché di Stato-costituzionale a vocazione internazionale, lo Stato europeo contemporaneo ha avviato un terzo percorso giuridico, come coordinatore di ordinamenti nazionali. È questo il ruolo finalizzato all’unità giuridica del mercato interno dell’Unione Europea (cd. mercato unico), con lo scopo di dare un quadro certo allo spazio di libera circolazione e di comune azione pubblica, sia amministrativa che di giurisprudenza. Tale ruolo può anche essere definito di “Stato ricodificatore”, ovvero di codificazione giuridica, intesa come a più funzioni o livelli di integrazione, concernente una serie di insiemi giuridici chiamati codici, riletti e riscritti come sistemi e categorie di rapporti giuridici pubblici e privati[25].

Se il diritto globale corrisponde alla storia di una fortunata “profezia”, senza dubbio la stessa si è realizzata in Europa tra codici euro-globali e codici euro-nazionali, come potere primario e fondante della società degli Stati civili. Tali sono gli statuti dei cittadini intesi propri dei cittadini europei aggiunti e collaterali a quelli presupposti nazionali o domestici, combinati come diritti tanto sovranazionali quanto interni a ciascun singolo Stato. Lo stesso risulta essere valido anche per i cittadini extra-comunitari appartenenti a Stati terzi, rispetto all’Unione Europea, sia pure in posizione minoris generisrispetto ai primi. Tali codici non possono essere equiparati ai tradizionali codici statali o interni, propri ed esclusivi di ciascuno Stato nazionale. In una teoria generale dell’integrazione europea, tali codici sono di coordinamento rispetto agli ordinamenti degli Stati membri, così come con gli ordinamenti degli Stati terzi. Il loro campo proprio dei codici europei resta pertanto quello relativo al diritto comparato dell’integrazione (o dell’integrazione comparata), con particolare riferimento alla stessa nozione unionistico-comunitaria, presente nel lessico più vicino a quello europeo[26].

Ciò premesso, fioriscono le teorie globaliste, per spiegare l’inserimento dei codici europei in uno spazio circolare di coordinamento normativo. Accanto a quello europeo, esistono altri analoghi spazi regionali, in cui va assicurata protezione ai privati operatori commerciali, nonché alle altre categorie di soggetti lavoratori e non, richiedenti ingresso ed esercizio di attività professionali. Si moltiplicano, altresì, le dottrine integrazioniste, allo scopo di esprimere rispetto per le categorie internazionalmente protette, non solo nel senso della pura e semplice attuazione-esecuzione delle normative internazionali sia convenzionali che comunitarie, quanto nel senso di un loro sviluppo e completamento da parte dei singoli legislatori nazionali, con il ruolo non già di puri e semplici “recettori” di norme esterne, quanto di attivi cooperatori rispetto a ciascun ordine giuridico interno[27].

Al nuovo ruolo dello Stato europeo ri-codificatore competono obbiettivi strategici o sistematici di integrazione sia interna che esterna dell’Unione Europea. Le relative procedure normative di coordinamento possono, pertanto, essere distinte per finalità ed ambiti di azione. Possono rispettivamente essere denominate come “euro-nazionali” ed “euro-internazionali”. Le prime mirano a “codici” su singoli aspetti particolari dell’integrazione. I secondi, viceversa, hanno lo sguardo verso l’integrazione globale dell’Europa, ovvero alla sua collocazione di statusnella comunità internazionale. Con altro linguaggio, proprio della globalizzazione si può dire che essi danno vita giuridica a “micro-codici” (euro-nazionali) oppure a “macro-codici” euro-internazionali o globali[28].

Ciò significa che tali procedure esprimono strumenti differenziati di governance, ovvero di integrazione differenziata, condotta dagli Stati a velocità comune ovvero a più velocità di armonizzazione normativa. In vista di tali scopi nuovi, gli Stati europei (e non) utilizzano strumenti vecchi, già noti alle disposizioni generali delle loro costituzioni (e codici) nazionali. I loro ordinamenti si adattano, pertanto, alle norme sovranazionali loro proprie, come a quelli degli ordinamenti esterni. Nel primo caso, il linguaggio della ricodificazione parla di codici “leggeri”, o di basso impatto sugli ordinamenti nazionali (cd. light codes), mentre nel secondo caso ci si esprime in termini di codici “pesanti”, a forte coinvolgimento esterno (cd. stark codes)[29].

Nel valutare l’impatto della codificazione europea, si segnala il suo connotato pluralistico, nel senso che ad un “mercato unico” non corrisponde affatto una “codificazione unica”. Tale unicità attiene solo ai principi fondamentali delle libere circolazioni e delle politiche dell’Unione. Su tale base comune sono collocate discipline molteplici di governance, attinenti all’accesso ai liberi mercati e, soprattutto, all’armonizzazione delle condizioni del loro regolato esercizio. Allo stesso nel regime delle libertà economiche e sociali si perviene mediante una molteplicità di “codici settoriali”, bene attenti alla specificità di ciascuna “forma di mercato” (persone e famiglie, commerciale, migratorio, finanziario, borsistico-bancario etc.). Trattasi di un grosso confronto ancora in itinere, solidificato intorno ai principi generali del riconoscimento reciproco tra ordinamenti, secondo i criteri classici della prevenzione e del superamento dei conflitti di leggi. Ma trattasi altresì, della configurazione progressiva di istituti e regimi comuni, derivanti dall’amalgama di esperienze e modelli nazionali, in un difficile dosaggio tra ruoli dottrinali e normativi, sia legislativi che di buone prassi amministrative e di accorte giurisprudenze, bene attente alla specificità dei casi personali[30].

7.        Controllo democratico dei processi di codificazione: democrazia e populismi “euro-scettici”

Nel momento attuale i controlli esercitati sulle procedure di codificazione, risultano essere gli stessi validi per tutti gli atti normativi dell’Unione Europea, mettendo alla prova il ruolo delle singole sovranità nazionali, intese come espressione di poteri che restano fondamentalmente “territoriali” e “popolari”. Deve aggiungersi che tali controlli tendono ad essere rafforzati, alla luce delle variazioni del modello costituzionale europeo. Ad esso si vuole dare un equilibrio più avanzato, al di là degli attuali dominanti livelli di “costituzione economica”, ispirato al liberismo internazionale, nonché al solidarismo unionistico da salvaguardare. Tale equilibrio di tipo finalistico o di civiltà europea tende comunque a superare posizioni storicamente differenziate, corrispondenti alle diverse anime della civiltà europea, rapidamente riassumibili nel triangolo delle frontiere storiche dell’Occidente e dell’Oriente, come della stessa sud-Europa[31].

Da oltre un trentennio (post-1989), la principale variante del modello costituzionale europeo concerne il “riequilibrio” dei diritti fondamentali. Soprattutto, il gruppo degli Stati dell’Europa centro-orientale sostiene che il “dilemma della democrazia”, ovvero l’unità dei diritti fondamentali inviolabili, abbia subito una scissione o una incrinatura, a vantaggio dei diritti civili ed economici, così come non invece a favore dell’equità sociale e dell’eguaglianza politica fra tutti i cittadini europei. In parallelo, si aggiunge una critica alle politiche istituzionali dell’Unione Europea. Si osserva che un’analoga scissione si è prodotta nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia, dove le stesse funzioni pubbliche sono divenute garanti più di diritti individuali e meno di sicurezza e di giustizia collettiva[32].

Siffatti controlli sull’esercizio delle procedure, altrimenti denominate come di “allerta” o di “allarme” (cd. wake up), sono compatibili con un sistema sovranazionale e multilivelli. In questo loro corso si assicura il rispetto dei parametri costituzionali fondamentali, intesi come base del sistema, di generale loro osservanza. Ma gli stessi restano strumenti indispensabili di esercizio della sovranità nazionale, su base territoriale e sui medesimi non possono annidarsi equivoci, per il solo fatto che i loro sostenitori aggiungono il nome fantasioso di movimenti “sovranisti” o “populisti”[33].

Nell’uso dello strumento tecnico-giuridico, non vanno sopravvalutati i predetti fattori di controllo politico, ad opera di strutture di base, ovvero di movimenti democratici sovranisti o populisti, comunque sottomessi allo spirito della codificazione sistematica come strumento di regolazione. Gli stessi appartengono alla sfera della cd. società internazionale della comunicazione, operante fra Stati e gruppi di Stati (Unione Europea, G7-G8, Gruppo di Visegrad). Come effetto finale, il ruolo dello stato globalizzato si traduce in una vera e propria “sorpresa” innovatrice, nel senso di un rinforzo o rafforzamento del suo ruolo normativo, e non invece di un suo indebolimento o dissolvimento in favore della comunità globalizzata [34].

I principi generali della codificazione europea sono quelli della comunicazione giuridica tra ordinamenti e sono desumibili dalle tradizionali teorie sulla prevenzione ed esecuzione dei conflitti di leggi. 

A.              Criteri territoriali. Nel linguaggio comunitario europeo essi sono il “mercato delle quattro libertà” e lo spazio di cittadinanza europea, il primo come luogo di libertà, sicurezza, giustizia

B.               Criteri personali. Il mercato delle quattro libertà è fondamentalmente di natura privata, riservato ai titolari di diritti soggettivi commerciali, lavorativi, professionali e finanziari. Lo spazio di cittadinanza ha natura pubblica, riservato ai diritti fondamentali e assegnato ai rapporti autorità-libertà fra pubblica amministrazione e cittadini, mediante lo svolgimento delle tradizionali politiche pubbliche delle amministrazioni nazionali incardinate nelle strutture statali.

C.               Criteri funzionali di procedimento. Come risultato ultimo e finale della comunicazione tra ordinamenti emerge la codificazione attuale, tanto delle procedure amministrative euro-nazionali, quanto della contrattualistica dei soggetti privati, ovvero dei negoziatori dei contratti generali o di massa esistenti nel mercato unico, intese come via attuale per il raggiungimento di un “codice civile europeo” unico, ancora inesistente ma in via di formazione[35].

Fra le due aree di comunicazione giuridica, previste dal diritto europeo, la prima ha preceduto storicamente e logicamente l’altra, con la quale si è inter-connessa solo con innovazioni successive. Invero, la forza giuridica del regime delle quattro libertà del mercato deriva dalla loro traducibilità in termini di criteri personali o reali, preesistenti nel diritto codificato civile e commerciale degli Stati membri. Nel complesso la libertà della circolazione nel mercato è disciplinata da norme di riconoscimento di status valido per le merci (resin commercio – resin transito), così come per le persone, interessate a flussi migratori o a movimenti di società commerciali (status personarum, societas). Rispetto a tale regime complessivo di riconoscimento e di identificazione dei soggetti ammessi ad entrare nel mercato interno, il successivo e complementare spazio di cittadinanza ri-codifica l’intera materia, grazie a nuove norme regolatrici dell’esercizio commerciale, professionale e finanziarie di tali libertà[36].

8.        Diritto amministrativo-contabile europeo

Nell’ottica dell’unione economica europea e della conseguente necessità di garanzia delle libertà economiche, bene connesse con la loro sicurezza, i processi di armonizzazione hanno coinvolto la figura dello stato amministratore (cd. amministrazione pubblica). I tre aspetti principali di tale riforma normativa, di provenienza dall’Unione Europea, concernono la sicurezza, così come quella finanziaria e contabile, nel contesto di un generale regime dell’interesse pubblico europeo. La prima attiene all’amministrazione pubblica latu sensu, ossia comprensiva di quella centrale decisionale o locale, senza la cui riforma non sarebbe in nessun modo concepibile il regime generale di ordine e sicurezza delle libertà pubbliche. La seconda concerne la corrispondente finanza pubblica, allo scopo di evitare gli effetti distorsivi e destabilizzanti sul mercato unico, documentata e documentabile mediante un’adeguata “contabilità pubblica” dei conti pubblici, in cui vanno inseriti i contratti di Stato o amministrativi, sia centrali che locali[37].

L’opera di armonizzazione in corso al livello europeo, persegue obblighi limitati alla sola riforma dell’amministrazione pubblica finanziario-contabile. Essa vuole rendere compatibili i bilanci nazionali sia all’esterno (bilancio europeo e bilancio degli Stati membri dellaue), sia all’interno dei vari livelli finanziari minori. In tal senso, l’armonizzazione vuole allargare la sfera dei principi contabili uniformi, rispetto a quelli autorizzati a rimanere non conformi o difformi, con l’obbiettivo finale di pervenire ad un codice amministrativo europeo, punto di arrivo del corrispondente diritto amministrativo dell’Unione Europea. Tale opera viene definita di “ricodificazione”, in quanto parallela a quella già compiuta, in materia di finanza aziendale (bilanci e documenti contabili), propri delle imprese operanti a regime di mercato, nel quadro del diritto commerciale e societario europeo. In tal modo, si cerca un finale avvicinamento alla teoria civilistica delle obbligazioni pubblico-private, ancora regolate dai corrispondenti codici nazionali[38].

L’attuale riforma amministrativo-finanziaria armonizzata, non si limita agli aspetti tecnico-contabili dei bilanci pubblici e dell’attività delle aziende pubbliche. Essa comporta un “controllo di gestione” sui risultati delle attività amministrative, in termini di decisioni o provvedimenti adottati e di prestazioni o di servizi resi. Tanto coinvolge una valutazione delle varie politiche pubbliche, sia nazionali che locali, dei differenti settori del welfare State(istruzione, sanità, previdenza), mediante parametri o misuratori delle prestazioni rese ai cittadini. Tale nuovo sistema di valutazione pubblica non si estende alle obbligazioni non-pecuniarie o non-monetizzabili della pubblica amministrazione. Al di là della contabilità pubblica, permangono applicabili i “principi generali di diritto”, estensibili alla pubblica amministrazione, in termini di “individualità” e “personalizzazione” delle prestazioni rese e del loro adempimento in senso corretto (cfr. Libro IV cod. civ.It. in parallelo al riformato art. 81 Cost. it.)[39].

La traduzione dei diritti fondamentali in diritti ordinari non costituisce una pura e semplice operazione legislativa, ma incontra dubbi e difficoltà, suscettibili di creare disarmonie tra il livello europeo e quello nazionale. Restano ancora da conciliare i dubbi concernenti l’interpretazione dell’art. 117 Cost. in merito alla competenza legislativa esclusiva statale sulla “protezione internazionale dei confini”, nel doppio aspetto della protezione “umanitaria” riservata a categorie particolari (rifugiati, migranti economici), nonché alla protezione “securitaria”, di sicurezza delle frontiere rispetto a fenomeni come la migrazione abusiva via mare e la disciplina della navigazione e degli sbarchi nei porti italiani. Ugualmente controversa resta il coordinamento tra la cittadinanza nazionale italiana e la cittadinanza comunitaria, alla ricerca di un percorso comune fra jure sanguinisjure soliai fini dell’attribuzione della stessa. A parte tali aspetti generali, accanto alla riforma codicistica della pubblica amministrazione (ed alla azione amministrativa dello Stato), bisogna cogliere l’onda lunga della riforma costituzionale dei diritti fondamentali nelle loro applicazioni ai diritti soggettivi ordinari ed agli interessi legittimi dei cittadini. Essa appartiene alla sfera del neo-costituzionalismo ed apre prospettive interessanti di tutela, nella parte in cui tale disciplina risulta condivisa e convergente, nello spazio comune alle costituzioni degli Stati membri. Essa, invero, appartiene al patrimonio costituzionale comune. Affonda le sue radici nella giurisprudenza delle corti costituzionali nazionali, attraverso la doppia via del giudizio di costituzionalità delle leggi di ratifica e di esecuzione dei trattati europei, nonché di giudizio pregiudiziale sull’interpretazione delle leggi[40].

I processi di costituzionalizzazione internazionale ed europea, come è noto, hanno avuto inizio in occasione degli eventi che hanno trasformato gli assetti costituzionali in Occidente, nei Paesi ex-comunisti dell’Europa centrale ed orientale e di riflesso in altre parti del mondo. Si è così prodotta una cultura dei diritti fondamentali e un diritto costituzionale internazionale ed europeo conforme. Ne deriva che lo Stato costituzionale, insieme alla nozione di pubblica amministrazione, vive un rapporto di “autorità-libertà”, indissociabile dalla tutela degli stessi diritti nelle applicazioni pratiche. Ciò significa che le “Carte dei diritti” prevedono uno specifico diritto al giusto procedimento amministrativo, ed insieme, al giusto processo giurisdizionale conseguente, ai fini della tutela dei suoi diritti di fronte ad un giudice terzo ed imparziale, secondo un contraddittorio in “par condicio[41].

Con riguardo alla sola disciplina europea, l’incorporazione dei diritti fondamentali, serve a conferirle rilievo costituzionale. Eppure tale dato formale, non è sembrato sufficiente a fornire una solida base costituzionale, su cui poggiare l’opera di codificazione europea, perciò si è fatto ricorso a degli ulteriori parametri di costituzionalità, uno di natura documentale e l’altro di tipo comparativistico. Con il primo si sono compilati elenchi o carte di diritti fondamentali, di valore generale o settoriale (carte dei diritti sociali dell’Unione Europea). Inoltre, alla luce del parametro comparativistico, ovvero di diritto costituzionale comparato, si è elaborata la categoria dello jus commune. Esso equivale al denominatore comune, con il quale si descrive il contenuto “minimo” di ciascun diritto fondamentale (cd. minimun standard)[42].

9.        Diritto amministrativo e diritto privato europeo 

Il vero e proprio diritto amministrativo europeo sfida la possibilità di un codice ideale ed inesistente, ma di un regime codicistico possibile e realizzabile. Il nome “amministrazione europea” risulta essere molto complesso e controverso, in quanto riferibile alla pubblica amministrazione, sia statuale che sovranazionale (cd. organizzazioni internazionali), ovvero intergovernativa, da coordinarsi e realizzarsi mediante l’adattamento delle singole amministrazioni statuali. In secondo luogo, la loro competenza è riferibile ratione materiaead attività amministrativa, di natura tanto normativa (jure imperii), quanto contrattuale (jure privatorum). Addirittura la stessa tradizionale qualificazione di tale attività come “internazionale” risulta particolarmente dubbiosa in quanto riferita a regimi giuridici separati e distinti. Il tutto in un mondo globalizzato, nel quale Stati e privati mirano ad avere un unico regime giuridico aperto e senza frontiere, nel quale sia possibile operare “senza confini”. Ciò significa paradossalmente operare in un mondo “senza Stati”, ovvero di competenze nazionali trasferite ad organi superiori, e viceversa, di competenze ri-assunte o ri-trasferite ai medesimi organi statali, nelle ipotesi di uscita o di recesso dalle medesime organizzazioni, ovvero di profonde trasformazioni e revisioni del loro modo di procedere “ri-statualizzato” in favore degli stati nazionali[43].

Secondo le attuali tendenze del diritto globale, il diritto europeo amministrativo risulta “destatualizzato”, nel senso di essere sottratto al confronto delle amministrazioni nazionali. Si sostiene la superiorità sovranazionale delle organizzazioni internazionali, rispetto alle quali i livelli amministrativi statuali sono inferiori o subordinati. Ovviamente non esiste un unico diritto globale, ma una pluralità di regimi giuridici globalizzati (fra cui quello europeo). Ne consegue una differenziazione di tali regimi, i quali sono ispirati a criteri “trans-nazionali” (cd. regimi trans-border), destinati a spezzettare la disciplina dei rapporti, lungo una linea elastica e mutevole di competenze congiunte, distinte e reciprocamente sussidiarie. Tali rapporti, definiti trans-nazionali o trans-frontalieri, si prestano ad altrettante soluzioni di governancenormativa. In altro linguaggio corrente, può esercitarsi una vis attractivasul destino concreto delle varie categorie o fattispecie “de-localizzate”[44].

Ad oltre settant’anni dalle sue origini, il diritto amministrativo europeo è attraversato da un duplice processo di trasformazione, chiamati “costituzionalizzazione” e “codificazione”. Il primo dipende dal diritto internazionale, il secondo dal diritto amministrativo. In virtù della costituzionalizzazione, il diritto europeo nel suo insieme, possiede dei “principi e diritti” fondamentali, grazie ai quali risultano tutelati i diritti dei singoli nei procedimenti amministrativi e giudiziari. Una siffatta tutela viene garantita di fronte agli atti normativi generali obbligatori, come di fronte agli atti amministrativi particolari adottati singulatim, nei confronti di individui singoli e di imprese (decisioni, comunicazioni, pareri), aventi contenuto obbligatorio o concessorio (affidamenti, sovvenzioni, contributi, appalti)[45].

La seconda trasformazione di tipo codicistico, non attiene alle fonti del diritto amministrativo europeo, bensì concerne strictu sensui rapporti codicistici da esso regolati (statuto delle persone, dei beni, delle obbligazioni e dei contratti, della tutela giudiziaria ed extra-giudiziaria dei diritti). Siffatte trasformazioni comportano un continuo confronto con le leggi e le giurisdizioni degli altri Stati membri dell’Unione, in rapporto di reciproco riconoscimento e di cooperazione secondo le regole degli ordinamenti federali e pre-federali. Tanto non richiede la presenza di un codice scritto (tipo codici nazionali), ma un codice non-scritto, ovvero di un codice storico in continua evoluzione[46].

In parallelo alla riforma dello spazio giuridico delle pubbliche amministrazioni, si è sviluppato il processo di “privatizzazione” delle relazioni commerciali e finanziarie internazionali private, nell’ambito di un’Unione Europea intesa come grande mosaico, composto da un’unione economica e monetaria centrale insieme ad una pluralità di aree di libero scambio esterne rispetto alla stessa. A tale sfida gli Stati europei hanno corrisposto mediante la disciplina di flussi incontrollati di import-export, di movimenti migratori, di concorrenza fra imprese e di movimenti finanziari plurimi, speculativi e non. I codici adottati dall’Unione Europea riguardano i più diversi settori, in uno spazio giuridicamente unico (cd. spazio dell’euro). Lo stesso non può essere classificato come globale o non-globale, ai fini della disciplina dei conflitti internazionali di leggi, ritenuti un residuo superabile in favore di una più ragionevole concorrenza tra ordinamenti giuridici privati, destinati ad una finale integrazione. Esso mira ad un ruolo proprio rispetto agli altri sistemi giuridici compatibili, nel complesso di un diritto privato europeo dell’economia[47].

Nel quadro di tale grande distinzione, le due grandi fonti normative globali (internazionali) e nazionali, concorrono alla formazione dei regimi giuridici delle varie forme di mercato, classificate per soggetti (imprese) ed oggetti (beni e servizi prodotti). Mentre i regimi d’impresa assicurano la parità concorrenziale sui mercati, le norme di prodotto assicurano la qualità dei beni e dei servizi e l’uso pacifico ed indisturbato da parte dei “consumatori” (dei beni) e degli “utenti” (dei servizi). Senza entrare nei dettagli, i mercati industriali e quelli agro-alimentari sono connotati da una identità del marchio o di brevetto e sono protetti con norme di qualità all’interno ed all’esterno dei mercati. Viceversa, i cd. mercati di servizi intesi come prestazioni rese in modo occasionale o continuativo, assicurano anche l’uso indisturbato del servizio, di trasporto con mezzi meccanici (aerei, marittimi, terrestri) o con mezzi elettrici od elettronici (cd. servizi online o di protezione internet contro intrusioni o interferenze sulla rete)[48].

In tale contesto un rilievo particolare assumono i mercati finanziari, connotati dal luogo riservato di svolgimento delle transazioni (banche e borse), dalla qualità pubblica o privata dei soggetti emittenti (Stati o privati), nonché dalla sede dei titolari, detentori o prenditori dei titoli di credito emessi (cd. debito sovrano ed obbligazioni private di titoli primari o derivati). Nel regime dei mercati finanziari uno squilibrio continuativo dei valori monetari dei titoli funge da fattore di instabilità, tale da risultare soggetto ad interventi di monitoraggio e controllo multilevel, ai fini della tutela del credito e del risparmio. In tale quadro dei mercati finanziari internazionali, tende così a costituirsi un unico diritto finanziario comune alla finanza pubblica-aziendale-privata, mediante la combinazione finale di una nuova “lex debitoria” internazionale[49].

10.    Lo Stato sovranista “ri-ordinatore” e la sfida del “ordo juris” generale 

 

In sede di valutazione finale dell’Unione Europea intesa come grande mosaico formato da una pluralità di regimi regolatori interconnessi, si è finora constatato quale sia il ruolo attuale dello Stato europeo codificatore, in un’ottica più specifica di ri-ordinatore di sistemi giuridici complessi, e quali siano le prospettive possibili di miglioramento. Esso ancora si connota come un sistema complesso o dualistico, di natura euro-nazionale, dove la legislazione armonizzata resta “europea”, mentre la sua giurisdizione attuativa continua a rimanere totalmente decentrata nelle mani dei giudici nazionali e delle amministrazioni nazionali. Come superamento dei limiti attuali di effettività di tale sistema ai fini della migliore tutela giudiziaria dei singoli, si ipotizza una fase “post-codicistica”. Ovvero si intravede una transizione dal “codice scritto” al “codice non-scritto” (civil law-common law)[50].

Il predetto incrocio nella scelta tra “stato-codificatore” e “stato-riordinatore”, non rappresenta una novità ma piuttosto riattualizza le origini stesse dello Stato europeo moderno. Il modello del diritto statuale codificato, mediante codici sia nazionali che internazionali, rappresenta il programma dominante di tutte le scuole positivistiche della famiglia statuale romano-germanica, come strumento principe per creare l’ordo juris, ovvero l’ordine fra le leggi internazionali in concorso fra loro. All’opposto la tradizione “gius-naturalistica” della cd. “respublica costituenda”, appartiene alla famiglia europea degli Stati di “common law”, vincolati al diritto “non-codificato”, o non-scritto, di profonda integrazione fra ruolo dei parlamenti e dei giudici nazionali[51].

Come si è anticipato fin dall’inizio e si è constatato nel lungo percorso di questo studio, lo stato codificatore-riordinatore dell’epoca post-moderna non ha corrisposto all’attesa nascita di un codice storico globale. In assoluta mancanza di un codice normativo o di una costituzione globale, lo stato contemporaneo ha prodotto solamente un nuovo codice culturale o storico, ha contribuito alla promozione di un linguaggio, di un lessico e di un vocabolario di parole o termini giuridici sovrapposti ai precedenti. Rispetto alla prudenza della tradizione internazionalistica storica, l’innovazione appare proiettata verso il vero e proprio “miraggio” di ordini giuridici, cosmopolitici o più propriamente globalizzati[52].

Nel futuro del diritto europeo è da immaginare la persistenza e la continuità degli elementi, che ne hanno connotato il quadro precedente: identità, co-legislazione ed armonizzazione. Fra i regimi giuridici globali, quello europeo appare essere il meno virtuale ed il più realizzabile, nella sua pretesa di presentarsi come un regolatore “totale” dei rapporti ad Occidente come ad Oriente dell’Europa attuale. Gli Stati tendono a conservare la loro identità, sia individuale che collettiva. Quella funzione “co-legislativa” da loro assunta, continuerà ad essere il collante di qualsivoglia codificazione, comunque denominata ed attuata. Sicché, in tale quadro, l’armonizzazione euro-nazionale, fra diritto comune dell’Unione Europea e diritti nazionali, resterà come principale percorso codicistico[53].

Già al momento attuale, il sistema dell’armonizzazione legislativa europea, tende ad allargarsi, senza distinzione di settori fra materie statuali e rapporti civili. Molte espressioni dell’internazionalismo classico come adattamento, aggiustamento, trasformazione del diritto internazionale e del diritto straniero tendono ad essere sostituite o soppiantate in favore di quelle nuove sopra descritte. Il nuovo lessico tende ad utilizzare espressione codicistiche o sistemiche, capaci di attraversare in senso trasversale tutti i vari settori materiali dell’ordinamento[54]. In parallelo a quanto già detto, in futuro è da immaginare un’ulteriore prospettiva di sviluppo della teoria del diritto co-legislativo euro-nazionale. Già ora, si intravede un ampliamento del vocabolario corrente, dove il linguaggio positivistico continentale liberamente si regola con quello di common law. Al vocabolario tradizionale e misurato sulle varie tecniche, che rendono efficace o influente il diritto europeo, ora altri linguaggi si aggiungono. Cosicché, la dinamica del sistema multilevelsi articola in doppio senso ascendente e discendente, tale da considerare una nuova scala delle misure e dei pesi, in virtù dei quali si compie lo scambio dei risultati in operazioni geometrico-normative. A tale età della nuova codificazione, anche in Europa lo stato codificatore dovrà accettare la sfida del XXI secolo[55].

 



[1]Nel secolo scorso le attuali tendenze del diritto globale hanno trovato la loro anticipazione nelle teorie “normativistico-statuale” (Kelsen) e “normativistico-realiste” (Schmitt), tradotti nella costituzione italiana (art. XI) e tedesca (art. 24). Tali teorie fissano la peculiarità della costituzione universale o mondiale, basata sull’interconnessione di tre livelli (Stato, organizzazioni internazionali, comunità internazionale o mondiale). Dell’opera principale di SchmittLa legge del mondo, Berlino, 1972 (Roma, 1992 – Parigi, 2012) citiamo il sottotitolo “nel diritto internazionale – droit des gens e nel jus publicum europaeum” in una riflessione comune sulla storia giuridica del mondo, i due predetti orientamenti teorici “normativistico-realistico”, coincidono nella visione dello Stato come ordinamento giuridico territoriale, base dei livelli superiori “nazionale-europeo” e “nazionale-cosmopolitico”. Si noti che l’espressione terminologica “Stato neo-costituzionale”è un connotato dello Stato globale post-moderno, secondo il linguaggio proprio della tradizione di teoria generale dello Stato (Kelsen). Al riguardo cfr. lo studio di VerdecchiaLo Statopartner-cosmopolitico. Origine e regimi normativi di partnership e human rights, Salerno, 2011.

[2]Il diritto globale avanza sulla via dei codici, leggi e costituzioni nazionali, per la difesa dei diritti civili e fondamentali degli individui (cd. diritto ai diritti). Esso risulta essere un diritto totale, in cui ciascuno ordinamento nazionale tende a conquistare e conservare il maggior spazio giuridico possibile. Quindi il diritto globale è un diritto “civile-costituzionale”. Cfr per tutti le opere dell’ultimo ventennio che analizzano i settori globalizzati (1 beni; 2) persone adulte e minori di età; 3) imprese; 4) lavoratori, migranti e rifugiati; 5) capitali finanziari). Da ultimo cfr. L. Vog(a cura di), Des droits au droit: les droits de la personne fondement du droit, Parigi, 2006; CedexDroit global, Parigi, 2001-2005; Beniekhlef,Vers un droit global, Montreal, 2016 (in tale prospettiva la storia giuridica globale risulta essere la somma delle indipendenze nazionali e dei relativi diritti). Nella dottrina europea del XXI secolo, il lancio del diritto globale coincide con il rilancio dei diritti fondamentali, come base della sicurezza umana nella vita personale-professionale ed in quella economico-politica. Cfr. a tale riguardo gli sviluppi degli Stati dopo la cd. Carta di Nizza, collocata nel contesto ampio dei trattati di Unione Europea (1992-2007) QuadrioProfili della costituzione economica europea, Bologna, 2000; ParsiCittadinanza ed identità costituzionale europea,Bologna, 2001; TriggianiTrattato che adotta una costituzione per l’Europa, Bari, 2004; Panebianco BuonomennaRepertorio della costituzione europea, Napoli, 2005; Carletti,I diritti fondamentali e l’Unione Europea tra Carta di Nizza e trattato-costituzione, Milano, 2005;  Petti,La costituzione europea e la tutela civile dei diritti umani – Commento con dottrina e giurisprudenza, aggiornato alla legge del 15 dicembre 2005 n. 280,Santarcangelo di Romagna, 2006.

[3]Secondo la dottrina italiana del periodo 1948-2018, la sfera di applicazione della costituzione si misura come una “penta-archia” di cinque ordinamenti coesistenti e ridotti a sistema dagli art. 1-7-10-11-117 (interno, canonico, internazionale pubblico-privato, organizzazioni internazionali, Comunità ed Unione Europea). Cfr. PerassiLa costituzione e l’ordinamento internazionale, Milano, 1952; LaPercola,Costituzione ed adattamento del diritto interno al diritto internazionale, Milano, 1961; BarileCostituzione e rinvio al diritto straniero, diritto canonico, diritto comunitario e diritto internazionale, Milano, 1987; Ballarino,Costituzione e diritto internazionale privato, Padova, 1974; Panebianco,Lo statuto dei lavoratori italiani all’estero, Napoli, 1974; DeVergottiniGuerra e costituzione: nuovi conflitti e sfide alla democrazia, Bologna, 2004.; GiuffridaLa costituzione di zone e corridoi di sicurezza quale contenuto dell’intervento umanitario, Torino, 2008; RonzittiL’articolo 11 della costituzione. Baluardo della vocazione internazionale dell’Italia, Napoli, 2013.

[4]Il costituzionalismo di integrazione si inserisce nella scia del costituzionalismo classico, ma introduce elementi di novità, relativi ad un nuovo tipo di Stato (o Stato di nuovo tipo), la cui costituzione appare integrata e sotto controllo delle alte Corti, sia nazionali che europee. Cfr. per tutti Guarino,Dalla costituzione all’Unione Europea, Napoli, 1994; PinelliIl momento della scrittura: contributo al dibattito sulla costituzione europea, Bologna, 2002; DeSiervo,La difficile costituzione europea, Bologna, 2001; AmiranteCostituzionalismo e costituzione nel nuovo contesto europeo, Torino, 2003; LucarelliPatroniGriffi,Dal trattato costituzionale al trattato di Lisbona. Nuovi studi sulla costituzione europea, Napoli, 2009.

[5]Cfr. Valvo,Lineamenti di diritto dell’Unione europea. L’Unione europea oltre Lisbona, Padova, 2017, p. 49 ss.; RussoDeficit ed anti-deficit democratico nell’ordinamento dell’Unione Europea, Salerno, 2014. 

[6]La recente dottrina costituzionalistica (post-Lisbona 2007) risulta caratterizzata da un prudente declassamento dell’integrazione europea, intesa non come principio fondamentale, bensì come “diritto speciale”, segnalato in una pluralità di competenze legilsative, previste “singulatim” da articoli e clausole costituzionali (cd. Europa-artikel, ex art. 24-25 della grund segetz tedesca). Tra le opere dedicate a clausole di specialità monetaria, finanziaria, penale ed umanitaria cfr. Buzzacchi BoniniLa banca centrale europea. Il custode della costituzione economica, Milano, 2017; MorroneLa costituzione finanziaria: la decisione di bilancio dello stato costituzionale europeo, Napoli, 2015; RuotoloIl senso della pena. Ad un anno dalla sentenza Torregiani della corte Cedu, Napoli, 2014; Menendez(ed altri), La peculiare costituzione dell’Unione Europea, Firenze, 2012; Barletta,La legalità penale tra diritto dell’Unione Europea e costituzione, Napoli, 2011; BarcellonaCostituzione e globalizzazione, Enna, 2012.

[7]Nelle scuole nazionali, dedicate alle Nazioni Unite, quella di lingua italiana (scuola di Napoli) appare, ancora, di prevalente orientamento “internazionalistico-istituzionistico”, mentre quella austro-tedesca (scuole di Vienna, Monaco, Heidelberg) appaiono di tendenza “costituzionalistica-internazionalistica”. Nel primo senso cfr. la letteratura di inquadramento del “fenomeno Onu” nel contesto dell’ordinamento internazionale e sul ruolo dell’accordo fra Stati come atto di fondazione dell’istituzione, nonché strumento ordinario nella gestione dell’ordine politico ed economico internazionale: Conforti,Nazioni Unite, Padova, 2017; Conforti– M. JovaneDiritto internazionale11, Napoli, 2018; Cimiotta,L’uso della forza nei rapporti nei rapporti tra Nazioni Unite ed organizzazioni regionali e sub-regionali, Napoli, 2018. Nella recente letteratura internazionalistica di lingua inglese cfr. SimmaWessendorf, The charter of the United Nations, Oxford, 2012; FassbenderThe United Nations charter as constitution of the international community, Leyden-Boston, 2009. Le predette tesi sono molto vicine al pensiero ufficiale del segmentariato generale delle Nazioni Unite, nella prospettiva di un nuovo ordine per il XXI sec. Cfr. al riguardo l’opera di Annan, Global Values: The United Nations and the Rule of Law in the 21st Century, Singapore, 2000. Nella stessa direzione di pensiero cfr. Sicilianos,L’Onuet la democratization de l’etat: Systemes Regionaux et Ordre Juridique Universel, Parigi, 2000. In senso critico rispetto alla teoria della “Carta-Onu”, come costituzione della comunità internazionale cfr. ChemainPellet,La Charte des Nations Unies: constitution mondiale?, Parigi, 2006.

[8]Con riferimento al ruolo politico essenziale dell’Onu, qualificato come “peace makers” del mondo, esiste una ricca letteratura commentaristica e monografica, soprattutto dedicata al “law and practice”. A tale bibliografia si rinvia per tutti Caracciolo– MontuoroL’evoluzione del Peace keeping. Il ruolo dell’Italia, Torino, 2017.

[9]Con riferimento al ruolo dell’Onu, come difensore della giustizia internazionale e come tutore degli human rights, esiste una cospicua bibliografia, sintetizzabile nella formula della “democratizzazione” della comunità internazionale, ispirata a standard comunemente accettati di diritti civili (freedom) e politici (good government). Circa l’avvenuta istituzione di un apposito Consiglio Onuper gli human rightscfr. per tutti TuostoIl sistema delle Nazioni Unite per la tutela dei diritti umani: limiti e proposte di riforma, Napoli, 2012; Marchese,La protezione internazionale dei diritti umani. Nazioni Unite ed organizzazioni regionali, Milano, 2011; SalernoAnnan,Sanzioni individuali del consiglio di sicurezza e garanzie processuali fondamentali, Padova, 2010.

[10]Nel quadro della gestione dell’ordine economico internazionale, emerge il diritto dei mercati globali, inteso come disciplina multi-territoriale delle attività economiche, rivolta alla circolazione dei fattori produttivi (beni, persone, imprese, capitali). Nella nuova teoria del costituzionalismo globale o post-nazionale, si rivedono concetti e denominazioni del vetero-costituzionalismo statuale, con riguardo ai tre elementi essenziali dello Stato (la cd. democrazia globale dei mercati, movimenti popolari e governi). Cfr. per tutti Martinelli,La democrazia globale. Mercati, movimenti, governi, Milano, 2004.

[11]La categoria dell’ordine giuridico del mercato, a parte la sua valenza costituzionale (comunitaria europea ed amministrativistica), è stata frutto dell’elaborazione teorica della dottrina civilistica e commercialistica, sulla scia dell’analisi economica dell’impresa (cd. aziendalistica industriale e commerciale). Cfr. per tutti IrtiL’ordine giuridico del mercato, Roma-Bari, 1998-2003; RossiI mercati monetari e finanziari in Italia fra internazionalismo e controllo, Milano, 1998; Tobin,World finance and economic stability: selected essays, Chelenham, 2003; Villata,Gli strumenti finanziari nel diritto internazionale privato, Padova, 2008; Goddard(e altri), International political economy: State-market relations in a changing world order, Londra, 2003; DoernComparative competition policy: national institutionsin a global market, Oxford, 1993-2003.

[12]La teoria sull’ordine giuridico del mercato ha segnalato la permanente differenza fra Stati e privati, in nessun modo parificabili nell’mabito di un potere di negoziazione (cd. international marketing). Stato e privati risultano ancora dissimili in base alla potestas decidendipotestas mercatoria, appartenente allo Stato e non ai privati, ex art. 47 Cost. It. Al di là dell’istituzionale combinazione fra Stato e mercato (beyond-State beyond-market), i commenti alle deficienze di mercato possono tradursi in principi etici superiori di “socialità” ed “equità”. Cfr. i noti risultati della teoria economica classica del sec. XX: Hessel(e altri), Market, efficiency versus equity, Amsterdam, 1998; Hine(e altri), Beyond the market: the EU and the national social policy, Londra, 1998; AutretschThe market and the State. Government policy towards business in Europe, Japan and the United States, New York, 1989.

[13]La riforma costituzionale italiana dell’art. 117,include nella competenza legislativa statuale, esattamente la combinazione “moneta-mercati finanziari”, come parti della sua potestà finanziaria complessiva. Tale riforma ha colto il passaggio dal “world trade exchange” al “world stock exchange” dei titoli o strumenti finanziari pubblici e privati (asset, bond, funds). Per cui a creare una crisi o tempesta finanziaria, basta il disordine di una sola ed emblematica borsa mondiale (borse asiatiche di Tokio, Pechino, Singapore o euro-americane di Londra e New York). Sull’ordine/disordine dei mercati finanziari internazionali cfr. Hemerijck,KnapenDooAftershocks: Economic crisis and institutional choice, Amsterdam, 2009; AllenFarese,Il sistema finanziario globale, Milano, 2009.

[14]Al momento attuale, la nozione costituzionale predetta dei mercati monetari e finanziari, appare ancora fluida ed evolutiva, in attesa di una migliore armonizzazione fra i suoi elementi costitutivi, sia privati che pubblici: A) Tutela del risparmio e della concorrenza fra imprese bancarie e non; B) Ravvicinamento dei sistemi valutari, tributari e contabili; C) Armonizzazione dei bilanci pubblici nazionali e locali. Tra gli aspetti di fragilità del sistema che rende difficoltosa la comunicazione finanziaria tra i vari operatori del settore cfr. ColomboDrieffil,The role of financial markets in transition process, Heidelberg-New York, 2003; Fazio– DeRosaSistemi bancari e finanziari internazionali. Evoluzione e stabilità, Milano, 2001; MasulloMartelliIl mercato valutario dell’euro. Opportunità e minacce, Milano, 2001; PredieriSavonaAlber, La nuova architettura del sistema monetario internazionale: contenuti economici e aspetti giuridici, Milano, 2001.

[15]La partecipazione nazionale alla creazione di un ordine giuridico del mercato finanziario, giusto e trasparente, può essere valutata sotto un profilo egualitario, come “stortura” rispetto agli operatori economici. Nel primo senso, si sottolinea in dottrina come la “trasparenza” consiste nel rendere il mercato, come una somma o risultato dell’attività finanziaria di tutti e di ciascuno degli operatori di mercato. Al contrario la “distorsione” consiste nella sottoposizione ad una “posizione dominante” oppure a pratiche finanziarie di dominio sul mercato. Cfr nella dottrina commercialistica e finanziaria Principe,Impresa bancaria e crisi dei mercati finanziari, Napoli, 2010; Amatucci,Trasparenza e mercati finanziari: prospettive di un’indagine, Napoli, 2003; In senso più generale cfr. RossiIl mercato d’azzardo, Milano, 2008.

[16]Nell’ultimo decennio post-crisi (2008-2018), si è formata una letteratura giuridica internazionalistica di tipo problematico. Tale dottrina ha prestato un’alta attenzione agli aspetti di “revisione-riforma” del diritto internazionale dell’economia, considerato nelle sue norme e nelle sue istituzioni. Il parametro è stato spesso quello della “eto-economia” (cd. etica-economica) e della “eco-economia” (cd. economia ambientale). Cfr. per tutti le seguenti opere: Salerno,Global financial governance: a feasible future, Torino, 2018; ScisoAppunti di diritto internazionale dell’economia, Torino, 2017; Manderieux– VellanoEthique globale, bonne gouvernance et droit international economique, Torino, 2017; ChaisseInternational economic law…cit; CombaNeoliberismo internazionale e global economic governance. Sviluppi istituzionali e nuovi strumenti, Torino, 2008.

[17]Fra i saggi critici del diritto internazionale dell’economia e delle sue organizzazioni internazionali di governo, relative a specifici settori di competenza cfr. Ligustro– SacerdotiProblemi e tendenze del diritto internazionale dell’economia, Napoli, 2011; Cafaroil governo delle organizzazioni di Bretton Wodds. Analisi critica di revioni in atto e proposte di riforma, Torino, 2012; MezzacapoPotere monetario di impresa e mercato nell’acquis dell’EU, Padova, 2012; DordiThe absence of direct effect on WTO, in the EC and in other Countries, Torino, 2010; In generale si assiste alla riduzione dell’effetto propositivo, prodotto nel primo decennio del secolo, ad opera del WTO: LigustroPicone,Il diritto dell’OMC, Padova, 2003.

[18]La regola della co-esistenza fra “neo-istituzioni” di governo mondiale-regionale ed altre di permanente governo “mono e multistatuale”, secondo la dottrina cogente il superamento di politiche nazionali protezioniste. Tali sono le politiche industriali e commerciali di favore per il cd. “made in” (intese come politiche di sostegno alle imprese nazionali). Cfr. al riguardo MoreoNichilismo finanziario e nichilismo giuridico: conoscenza e coscienza, Torino, 2012; PicciottoRegulating global corporate capitalism, Cambridge, 2011; TothThe law of international market, Oxford, 2005. Per un profilo particolare di diritto penale finanziario cfr. CasseseIl controllo pubblico del riciclaggio finanziario, Milano, 1999; QuattrocchiNorme, regole e prassi nell’economia dell’anti-riciclaggio internazionale, Torino, 2017.

[19]Il “macro-spazio” va inteso come struttura portante del nuovo diritto dell’economia politica internazionale. Esso esprime la situazione ideale o virtuale della coesistenza dei vari spazi economico-politici, sia continentali cha statuali. Come tale, è una struttura indistruttibile, idonea a risolvere le crisi degli spazi minori nei più diversi settori di competenza. Cfr. Strangio,Globalizzazione, disuguaglianze, migrazioni. Introduzione alla storia economica contemporanea, Roma, 2017; ReineriEconomia internazionale: nuove prospettive dell’economia globale,Bologna, 2014; AmendolaEconomia della globalizzazione, economia degli scambi e macro-economia internazionale, Milano, 2014 (in tali opere recenti il “globale” non riassorbe la macroeconomia classica, ma ne diviene un fattore o settore propulsivo).

[20]La gestione collettiva delle crisi economiche internazionali, comporta misure anti-disordine, ai fini del controllo di grandi eventi naturali o politici (politiche delle “emergenze” e dei “conflitti” negli Stati e fra gli Stati). Tali misure dovrebbero rivelarsi idonee a prevenire, come a dissolvere, situazioni di disordine, relative ai vari tipi di mercato globale (commerciale, lavorativo, finanziario). A tale riguardo cfr. NapoletanoGestione internazionale delle crisi globali.Regole e valori, Napoli, 2013; GerberGlobal competition. Law markets and globalization, Oxford, 2012; Bayne(e altri), The new economic diplomacy. Decision making and negotiation in international economic relations, Farnham, 2011; NapoleoniContagio. Perchè la crisi economica rivoluzionerà le nostre democrazie, Milano, 2011. Tali opere recenti confermano la tendenza a “re-internazionalizzare” il fenomeno della globalizzazione, mediante l’uso di strumenti tradizionali (diplomazia, clausole di salvaguardia o di flessibilità etc.).

[21]Nella gestione collettiva nel nuovo ordine economico globale-internazionale, è possibile salvaguardare ruoli differenziati dei singoli raggruppamenti di stati, classificati secondo categorie di giudizio geo-politiche (oltreché geo-economiche). Cfr al riguardo Cavatorta(e altri), The foreign policy of the European Union and the United States in north Africa. Diverging and converging dynamics, London-New York, 2010; Badford(e altri), Global leadership in transition. Making the G20 more effective and responsive, Seul, 2011 (la suddetta leadership del G20 risulta ora condivisa fra i tre grandi gruppi tri-continentali dell’Occidente e dell’Oriente, come G-7, BricsPvs);RechardtGlobalising: literaturen und kulturen des globalen, Berlino, 2010; Gurrieri(e altri), L’ascesa delle economie emergenti: implicazioni economiche e giuridiche, Milano, 2010; CavalieriBrics. Una nuova geografia economica?, Milano, 2016.

[22]Come è noto l’apparizione recente del dibattito sulla globalizzazione è servito ad introdurre l’etica internazionale in un campo finora dominato dalle tre “scienze egemoni” del diritto internazionale insieme alla politica ed all’economia internazionale del mondo contemporaneo. Ciò comporta operare in tre direzioni e fissare i limiti del diritto internazionale (come scienza normativa del giusto e dell’onesto), della poetica internazionale (come arte del potere e del governo), nonché dell’economia internazionale (come teoria razionale dell’utile e della convenienza nella produzione, nel lavoro e nei rapporti di scambio). Cfr. per tutti la classica raccolta di MazzocchiVillaniDibattito sulla globalizzazione, Milano, 2002; Idem, Etica, economia, principi di giustizia, Milano, 2007.

[23]Con riferimento alla recezione del lessico politico-internazionale dalle proposte economiche precedenti, nonché all’introduzione di “neo-logismi”, particolarmente in uso sui siti telematici cfr: DiNolfoLessico politico internazionale contemporaneo, Roma-Bari, 2012; AmendolaEconomia internazionale e globalizzazione: produzione ed occupazione, Milano, 2012; CucinoTra poco la Cina: gli equilibri del mondo prossimo venturo, Torino, 2012; Broude(e altri), The politcs of international economic law, Cambridge, 2011. Nel linguaggio corrente, il binomio concettuale dominante resta legato all’imperilismo-internazionalismo cfr. DelPero,Libertà e Impero. Gli Stati Uniti e il mondo: 1776-2006, Roma-bari, 2007.

[24]Per una politica delle world regionscfr. Di Maio– Marani,Politiche economiche e crisi internazionale: uno sguardo sull’Europa, Roma, 2017; CiccarelliForcelleseL’Europa del XXI secolo. Il futuro dell’Unione Europea tra convergenze politico-istituzionali e integrazione socio-economica, Napoli, 2015; ColomboTempi decisivi tra natura e retorica delle crisi internazionali, Milano, 2014; PerroneHuman rights in policy decision and business strategies, Saarbrucken, 2013; Tusse(e altri), Region y Nacion en America del Sur. Los actores nacionales y la economia politica de la integracion Sudamericana, Beunos Aires, 2012; F. Rugge,Il trasferimento internazionale di modelli istituzionali, Bologna, 2011; Mattei(e altri), Manuale di politica internazionale, Milano, 2010; Colombo,La sinuosità del mondo dopo il secolo globale, Milano, 2010. Con riferimento al ruolo della società civile e dei privati nei territori regionali cfr. Fioramonti,Civil society and world regions: how thw citizens are reshaping regional governance in times of crisis, Lanham, 2015.

[25]Dopo oltre mezzo secolo di studi sul diritto dell’integrazione europea, la dottrina più recente approda alla conclusione di una funzione mista di diritto internazionale pubblico e privato, allo scopo di realizzare il cd. coordinamento tra ordinamenti giuridici nazionali. In tal senso, il ruolo del legislatore comunitario europeo appare rivolto a scalare quattro livelli decrescenti d’integrazione: 1) Uniformità; 2) Armonizzazione; 3) Ravvicinamento; 4) Riconoscimento reciproco o delle legislazioni nazionali di Stati dell’Unione Europea. Cfr CaggianoIntegrazione europea e sovranazionalità,Bari, 2018; MoschettaIl ravvicinamento delle normative nazionali per il mercato interno, Bari, 2018; CannizzaroIl diritto dell’integrazione europea. L’ordinamento dell’Unione, Torino, 2017; PortaluriAdamoL’integrazione degli ordinamenti giuridici in Europa, Napoli, 2014. Negli studi storici sulla romanistica moderna già prima si era evidenziato tale rapporto ben noto con il diritto europeo moderno: cfr. in generale cfr. SolidoroDalla crisi dello jus commune alle codificazioni moderne, Torino, 2010-2011; Idem, La tradizione romanistica nel diritto europeo, Torino, 2011.

[26]La presenza di un codice non evoca solo l’idea di una legalità e di un ordine giuridico. Esso certifica come suoi destinatari persone titolari di una doppia cittadinanza, sia nazionale che sovranazionale, con suoi contenuti commerciali, migratori, personali etc. E’ uno status activa et civitatislegato ad una scelta individuale, di adesione ad una comunità competitiva e comparabile con altre. Di recente nel quadro dell’integrazione comparata cfr. Shombaeconomic integration in Africa: the east african community in comparative perspective, Cambridge, 2017; Cocozza,Il diritto di cittadinanza tra libertà economiche ed integrazione sociale, Torino, 2001; PizzoloGlobalizacion e integracion ensayo de una teoria general, Beunos Aires, 2001.

[27]Mentre nello spazio globale circolare prevale la codificazione generale, promossa da organizzazioni mondiali (FaoOmc,Unesco), nelle organizzazioni economiche regionali prevale la legislazione “differenziata” (cd. a più velocità). Cfr. nell’abbondante letteratura Euffen(e altri), Differenziated integration: explaining variation in the European Union, Londra, 2013; MarzovillaL’unione monetaria europea. Realtà in crisi e modelli di integrazione monetaria regionale, Milano, 2013; Brennan(e altri), Drivers of integration and regionalism in Europe and Asia. Comparative perspective, Cheltenham, 2015; Genna(e altri), North American integration: an institutional world in migration, security and development, Londra, 2015; Benvenuti,L’europeizzazione dei parlamenti nazionali. 

[28]Con l’espressione procedure euro-nazionali di codificazione, ci si riferisce a tre ipotesi distinte: A) Procedure codificate all’origine come tali in sede comunitaria (ad esempio in materia di procedure sugli appalti pubblici); B) Procedure codificatorie nazionali, destinate alla modifica di codici sostanziali o di procedura civile e penale; C) Procedure codificatorie nazionali, destinate a codici speciali o di settore in materie particolari (v. legge comunitaria annuale). Cfr. AlpaDiritto contrattuale europeo e il processo civile (D.L. 02/07/2002), Milano, 2003; A. ChitiL’integrazione amministrativa europea, Bologna, 2004; ChieffiRegioni e dinamiche di integrazione europea, Torino, 2003. Limitatamente all’ordinamento giuridico italiano si rinvia alle correnti raccolte di documentazione degli atti normativi di attuazione della normativa ue.

[29]Con l’espressione procedure di codificazione “euro-internazionali” ci si riferisce al coordinamento “trilaterale” tra ordinamenti giuridici, relativi alla coesistenza di diritto interno (italiano), diritto dell’integrazione europea, nonché di diritti esterno all’Unione (Stati terzi, organismi internazionali, convenzioni e trattati). Cfr. in merito ad alcuni settori particolari, presidiati da “norme ponte” o “regole di percorso”: Caggiano,I percorsi giuridici dell’integrazione. Migranti e titolari di protezione internazionale tra diritto dell’Unione Europea e ordinamento italiano, Milano, 2014 (esemplare resta il cd. compactconvenzionale regolamentale di Dublino 2003-2011 concernente lo statuto di rifugiati e richiedenti asilo); ManzolilloProspettive del diritto internazionale dell’integrazione, Salerno, 2010 (cd. ordinamento dell’integrazione interna-esterna); Jaakopoulos, Il ruolo della corte di giustizia delle comunità europee tra diritto comunitario e diritto internazionale privato e processuale, Padova, 2009.

[30]Al mercato unico europeo fa da contrappeso un sistema internazionale plurimo, con pluralità di mercati, monete ed istituzioni regionali e nazionali (cd. sistema pluri-valutario), il cui coordinamento resta affidato al “dialogo” (concertazione) reciproco. Cfr. su tale situazione MarinaiLa funzione giurisdizionale nelle organizzazioni di integrazione regionale, Torino, 2012; MazzocchiEconomia dell’integrazione finanziaria. Mercati ed istituzioni internazionali, Roma, 2002; Pesorer(e altri), Il ruolo della borsa nell’integrazione dei mercati, Padova, 1998; PadoanL’economia politica dell’integrazione europea. Stati, mercati ed istituzioni, Bologna, 1988. Nella suddetta linea di pensiero si sottolinea il bipolarismo dell’attuale sistema economico euro-internazionale fra “libera concorrenza” ed “armonizzazione normativa” interna-esterna degli Stati. 

[31]Nell’esercizio dei controlli democratici sull’attività normativa dell’Unione Europea, sussiste un doppio campo di analogie e differenze rispetto alla costituzione nazionale. Nel primo campo si incontra l’analogia e la coincidenza sui diritti fondamentali e sulle libertà inviolabili, mentre nel secondo campo ci si scontra con differenti nozioni, relative a istituti anche importanti. Cfr per tutti ArenaLa nozione di servizio pubblico nel diritto dell’integrazione economica. La specificità del modello sovranazionale europeo, Bari, 2011; Cassetti,Stabilità economica e diritti fondamentali. L’euro e la disciplina costituzionale dell’economia, Torino, 2002; PainoL’integrazione comunitaria dei parametri di costituzionalità, Torino, 2001; AzzenaL’integrazione attraverso diritti: dal cittadino italiano al cittadino europeo, Torino, 1998; CartabiaPrincipi inviolabili ed integrazione europea, Milano, 1995.

[32]Sostenitore di una nuova visione del costituzionalismo europeo è il gruppo degli Stati centro-orientali di “Visegrad”, presente nell’ultimo trentennio, prima e dopo l’allargamento dell’Unione Europea. In esso esiste una primaria componente simbolica, legata a Visegrad, come città dell’Ungheria e della Bosnia, secondo la tradizione medioevale della contrapposizione della respublica christianae l’Islam (turco-ottomano). La seconda componente è geopolitica, ai fini del riequilibrio tra la componente “euro-occidentale” ed “euro-centrorientale”. Essa è parallela all’attuale rivalutazione del centroriente nel mondo globalizzato. Al riguardo esistono due opere italiane dell’inizio degli anni ’90, i quali rappresentano il manifesto del mondo globale e del gruppo di Visegrad. Cfr SacerdotiDelzotti, Dentro il triangolo di Visegrad. Società civile, politica ed assetti istituzionali nell’Europa centrorientale, Gorizia, 1994; CapriglioneIbridoLa Brexit tra finanza e politica, Torino, 2017. 

[33]A parte le posizioni geo-politiche del costituzionalismo centro-orientale, anche le nuove tendenze di common lawsono a favore di un “nuovo Occidente”, mediante la rivalutazione di due unici fattori, finora non toccati dal costituzionalismo globale. Restano immuni le due forme della sovranità territoriale e della sovranità popolare, come nucleo fondante della democrazia. Esso resta instabile, sia pure in un ordinamento “multilevel”, a sovranità europea ed a cittadinanza europea, come limiti della sovranità nazionale (cfr. art. 1-XI Cost. It.). Cfr la classica opera di LacherBeyond the globalization: capitalism, territoriality and international relations of modernity, Londra, 2006. Tale analisi resta alla base del costituzionalismo sovranista, territorialista e populista, di epoca più recente.

[34]Senza estendere l’indagine agli aspetti teorici della categoria generale del populismo, come categoria comune all’Occidente ed all’Oriente, ci si limita ai suoi attuali sviluppi politico-costituzionali: cfr. per il carattere simbolico dell’espressione nell’Europa danubiano-balcanica, Hell,Visegrad, Budapest, 1956 (opera del periodo comunista e dei moti insurrezionali dello stesso anno). Con specifico riferimento al costituzionalismo euro-americano ed ai suoi sviluppi recenti cfr.StollVisegrad. Documentary library 1989-2002, Praga, 2003; CiaramelliL’epoca dei populismi. I diritti e conflitti, Milano, 2015; G. CostantinoL’era della post-verità. Media e populismi dalla Brexit a Trump, Milano, 2017 (analisi dedicata al cd. populismo mediatico).

[35]Delle due anime del diritto internazionale, quella codificatoria sistematica e l’altra procedurale-normativa, il diritto europeo rappresenta una sintesi felice: cfr. in generale ConfortiDiritto internazionale11, Napoli, 2018. Ciò premesso, nell’area comunitaria europea, si sono sviluppate le procedure standardizzate o codificate, relative ai procedimenti amministrativi, di comunicazione fra la pubblica amministrazione ed i privati cittadini. Gli stessi hanno finalità certificatrici, di garanzia di pubblica fede per le attività amministrative ben oltre il livello della pura pubblicazione di tipo mediatico o informatico. Tali procedure codificatorie servono a creare un linguaggio ufficiale comune tra i vari settori dei ministeri competenti per le politiche comunitarie. Cfr. Mastroianni - RolandoLa codificazione dei procedimenti amministrativi dell’Unione Europea, Napoli, 2017; IlaldiIl fattore religioso nel diritto dell’Unione Europea fra riconoscimento giurisprudenziale e codificazione normativa, Roma, 2012; MartinezIl mercato unico dell’Unione Europea. Le quattro libertà, Sant’Arcangelo di Romagna, 2014 (raccolta commentata di giurisprudenza della corte di giustizia dell’Unione Europea); Traisci,Il diritto privato europeo dal mercato interno alla cittadinanza europea, Napoli, 2010.

[36]La dottrina recente segnala come il mercato interno non significa libertà di circolazione per gli stranieri extra-comunitari, quanto la libertà dei cittadini europei. Su tale aspetto sulla “conversione” da conflitto ad armonia delle leggi cfr. TomasiLa tutela degli status familiari nel diritto dell’Unione Europea.Tra mercato interno e spazio di libertà,sicurezza e giustizia, Padova, 2007; DanieleIl diritto materiale della comunità europea. Introduzione allo studio del mercato interno e delle politiche comunitarie, Milano, 1995. Nella logica del completamento del mercato interno, esteso all’intero complesso delle “quattro libertà”, la politica di armonizzazione delle legislazioni nazionali aveva già coinvolto interi settori codificati del diritto commerciale e del diritto delle società da capitale (cfr. Libro quinto cod. civ. it.).

[37]Nell’ordinamento giuridico italiano le due più importanti e riuscite riforme costituzionali del periodo 2001-2012 (art. 117 co. 2 – lettera E e art. 81 cost), esattamente riguardano la competenza legislativa esclusiva dello stato euro-nazionale nei due indicati settori (coordinamento tra la finanza pubblica nazionale e locale, sistema statistico-contabile e cd. pareggio di bilancio). Cfr. nella letteratura specialistica dell’ampio settore amministrativistico-finanziario-contabile MiscaliEuro, armonizzazione fiscale e finanza innovativa. Prospettive per la fiscalità europea delle imprese, Milano, 1998; SquadriArmonizzazione fiscale europea, Torino, 2003; JorioFiorilliIl contratto elettronico tra armonizzazione materiale e diritto internazionale privato, Padova, 2006; DiPietraRagioneria internazionale. Dall’armonizzazione contabile al bilancio, Padova, 2010; MulazzaniArmonizzazione contabile delle regioni, degli enti locali e dei loro organismi, Santarcangelo di Romagna, 2013; BosettiLa corporate governance dell’Unione Europea. Interventi di armonizzazione e best practices, Torino, 2017.

[38]La dottrina recente segnala che l’attuale processo europeo di armonizzazione della finanza pubblica, non può essere inteso come un corpo autonomo e separato dalla disciplina codicistica preesistente degli stati nazionali, in materia di obbligazioni monetarie e pecuniarie. Tale opera di ricodificazione è oggetto di studi nel triangolo codicistico del codice civile italiano, del code civilfrancese e del Burgerliches gesetzbuchtedesco. Cfr. al riguardo Alpa,Il progetto italo-francese delle obbligazioni (1927): un modello di armonizzazione nell’epoca della ricodificazione, Milano, 2007; Pollice,I processi di armonizzazione nel diritto privato europeo, Napoli, 2008 (atti del colloquio su alcune recenti tendenze innovatrici del sistema giuridico tedesco fra Uberlesungumsatzung satze).

[39]La bibliografia segnala la doppia innovazione, introdotta dalla riforma della pubblica amministrazione, mediante l’armonizzazione dei sistemi di bilancio e di contabilità pubblica. Essa non significa solo un’innovazione di vocabolario o di linguaggio sui capitoli e sulle voci, o parametri delle decisioni e delle prestazioni amministrative. Al contrario, essa introduce una cultura del “conteggio” o del “calcolo” come misuratore dell’efficacia e dell’efficienza dell’azione amministrativa. Cfr AzzaliIl bilancio di esercizio tra armonizzazione e difformità dei principi contabili, Torino, 2009; Soverchia,L’armonizzazione contabile delle amministrazioni pubbliche: norme, processi, strumenti, Milano, 2008; PennisiLe sanzioni patrimoniali come moderno strumento di lotta contro il crimine: reciproco riconoscimento e prospettive di armonizzazione, Milano, 2008.

[40]Il costituzionalismo europeo nasce come fenomeno di cultura giuridica diffusa, nella sfera di competenza delle corti costituzionali, chiamate a giudicare della legittimità costituzionale dei trattati internazionali istitutivi (e delle relative leggi di ratifica e di esecuzione dei trattati europei). Cfr. Mazzarese,Neocostituzionalismo e tutela sovranazionale dei diritti fondamentali, Torino, 2002; Pasquino(e altri), La giustizia costituzionale ed i suoi utenti, Milano, 2005; Idem, Come decidono le corti costituzionali (e le altre corti), Milano, 2009; Daniele,La dimensione internazionale ed europea nella giurisprudenza della corte costituzionale, Milano, 2006; StaraceDeCaroCannoneLe grandi decisioni della corte costituzionale in materia internazionale ed europea, Napoli, 2009; FoàGiustizia amministrativa e pregiudizialità costituzionale, comunitaria e internazionale. I confini dell’interpretazione conforme, Napoli, 2011.

[41]Cfr. per tutti MezzettiInternational constitutional law, Torino, 2014 (e bibliografia di common lawcitata ante a capitolo quarto). Con l’espressione “costituzionalità internazionale” si intende l’apertura dei trattati sovranazionali europei, rispetto alla tutela di diritti fondamentali. Con l’altra espressione di “costituzionalità europea” si intende che gli atti normativi comunitari contengono un preambolo di rispetto dei diritti fondamentali. Le due espressioni largamente coincidono, restando alla storia di ciascuna organizzazione europea, di segnare il proprio percorso istituzionale, ai fini della tutela più efficace dei predetti diritti fondamentali (cd. processo di costituzionalizzazione europea).

[42]Nel senso indicato si rinvia alla cospicua bibliografia: ScudieroDiritto costituzionale comune europeo: principi e diritti fondamentali, Napoli, 2002; BilanciaIl processo costituzionale europeo, Milano, 2002; Pizzorusso,Il patrimonio costituzionale europeo, Bologna, 2012; CastorinaProfili attuali e prospettive del diritto costituzionale europeo, Torino, 2007; Idem, Riflessioni sul processo costituzionale europeo, Torino, 2010; DeMarco,Istituzioni in cammino: scritti di diritto costituzionale italiano ed europeo, Milano, 2010.

[43]La tradizione storico-giuridica delle discipline internazionalistiche, copre un intero complesso pluri-disciplinare (diritto internazionale amministrativo, tributario, penale, pubblico dell’economia), caratterizzato dall’unilateralismo della fonte italiana regolatrice (cd. Diritto statuale-internazionale o diritto interno in materia internazionale). Tale tradizione riflette la cd. cultura delle enciclopedie, a partire dal digesto delle discipline giuridiche, Torino, 1887 (a cura di Mancini). Tale tradizione si conferma nella cultura dei trattati e dei manuali del diritto internazionale amministrativo (Fedozzi, 1901 – Rapisardi Mirabelli, 1939 – Fragola, 1951 –Biscottini, 1963). Un’apertura si registra nelle raccolte di giurisprudenza internazionale, pubblicate nel secolo scorso, in una collana unitaria. Cfr. Carbone, Napoli, 1985; Cassese, Napoli, 1973. Queste opere contengono la doppia dizione di diritto amministrativo e tributario. Il vero e proprio manifesto della dottrina “euro-amministrativa” di lingua italiana, raccolte in un’opera collettanea il pensiero di vari autori dell’ultimo trentennio di studi cfr. BattiniSistemi regolatori globali e diritto europeo, Milano, 2011.

[44]Nella dottrina di common lawsul diritto costituzionale globale cfr. Klawers(e altri), The global constitutionalization of international law, Oxford, 2009; SchwobelGlobal constitutionalism in international legal perspective, Leyden, 2011; Mickeltz,Constitutionalization of European private law, Oxford, 2013. La dottrina studia il diritto globale, con ovvio prevalente riferimento all’Unione Europea ed alle posizioni amministrative degli individui interessati cfr.  BaruffiLa tutela dei singoli nei procedimenti amministrativi comunitari, Milano, 2001; RattiniL’amministrazione senza Stato: Profili del diritto amministrativo internazionale, Milano, 2003; Gnes,La scelta del diritto: concorrenza tra ordinamenti, arbitraggi, diritto comune europeo, Milano, 2004; Battini,Amministrazioni nazionali e controversie globali, Milano, 2007; Valaguzza,La frammentazione della fattispecie nel diritto amministrativo a conformazione europea, Milano, 2008. Sul diritto euro-globale cfr. BattiniSistemi regolatori globali e diritto europeo, Milano, 2011; CaroliCasavolaLa globalizzazione dei contratti delle pubbliche amministrazioni, Milano, 2012; SchepisiL’impatto del diritto dell’Unione Europea nel processo amministrativo, Napoli, 2012; Sull’impatto degli elementi trans-nazionali nel diritto amministrativo tedesco di recente cfr. KmentGrenze-überschreiten des verwaltungs-handeln, Tubingen, 2010.

[45]Sulla specificità del diritto amministrativo europeo, come ordinamento autonomo, distinto e separato cfr. PaciottiLo spazio amministrativo europeo: le pubbliche amministrazioni dopo il trattato di Lisbona, Bologna, 2012; DeLuciaIntroduzione al provvedimento amministrativo trans-nazionale nel diritto europeo, Torino, 2009; Idem, Amministrazione transnazionale e ordinamento europeo: saggio sul pluralismo amministrativo, Torino, 2009; ChitiDiritto amministrativo europeo, Milano, 2008; Idem, Trattato di diritto amministrativo europeo – Parte generale – Parte speciale, Milano, 2007; DellaCananea, Diritto amministrativo europeo: principi e istituti, Milano, 2008; Idem, Diritto amministrativo europeo, Milano, 2006.

[46]La riflessione sui principi del diritto amministrativo europeo, conduce alla ricerca di nuovi cardini del sistema. Cfr. PorchiaIl governo delle differenze: il principio di equivalenza nell’ordinamento europeo, Milano, 2006.

[47]Nel secolo scorso, la storica disciplina del diritto internazionale economico (jus gentium), ha subito una scissione fra diritto internazionale pubblico (monopolio legislativo statale e immunità della giurisdizione estera), rispetto al diritto del commercio internazionale (pluralismo legislativo e concorrenza delle giurisdizioni statali competenti). Cfr. nella ricca bibliografia specialistica DeNovaVacca,Fonti e tipi del contratto internazionale, Milano, 1991; Bharndari(e altri),Economic dimension in international law: comparative and emperical perspectives, Cambridge, 1997; BonelliContratti commerciali internazionali e principi Unidroit, Milano, 1997; Crepeau,Mondialisation des echanges et fonctions de l’Etat, Bruxelles, 1997; Romano,Globalizzazione del commercio e fenomenologia del diritto: saggi su diritto e identità, Torino, 2001; Picone– A. LisustroDiritto dell’organizzazione mondiale del commercio, Padova, 2002.

[48]Il diritto commerciale internazionale risulta essere una disciplina molto complessa. Comprensiva di materie quali la concorrenza internazionale tra imprese, i regimi anti-discriminatori, la contrattistica internazionale etc. Nell’abbondante bibliografia cfr. DabbahThe internationalization of anti-trust policy, Cambridge, 2003; BoschieroI rapporti economici internazionali e l’evoluzione del loro regime giuridico: soggetti, valori e strumenti, Napoli, 2008; DiComite,Le sovvenzioni e le misure compensative nell’organizzazione mondiale del commercio, Napoli, 2008; GiardiniLa protezione contro lo spamming. Un’analisi comparata tra approccio europeo e quello statunitense, Milano, 2010; LeeThe law and development perspective on the international trade law, Cambridge, 2011; MerolaAccordi internazionali tra imprese, Torino, 2011; CavalieriIl nuovo diritto internazionale privato della Repubblica Popolare Cinese. La L. 26.10.2010 sulla legge applicabile ai rapporti civili con elementi di estraneità, Milano, 2012. Nella stessa linea di diritto euro-privato cfr. MiragliaIvonePercorsi di diritto dell’impresa industriale, Napoli, 2013. Sul tema del web-lawcfr. AmmannatiNetworks: insearch of the model for European and global regulation, Torino, 2013.

[49]Nella ricca bibliografia sul tema  cfr. Malaguti,Crisi dei mercati finanziari e diritto internazionale, Milano, 2003; Cottier(e altri), Human rights and international trade, Oxford, 2005; Megliani, Debitori sovrani e obbligazionisti esteri, Milano, 2009; Panebianco, Jus gentium commerciale moderno, Roma, 2013; CarboneAutonomia privata e commercio internazionale: origini e casi, Milano, 2014; AuditDroit international et investissement etrangers, Bruxelles, 2016; MarrellaManuale di diritto del commercio internazionale: contratti internazionali, imprese globali e arbitrato, Milano, 2017 (manuale di sintesi fra il diritto commerciale internazionale ed il diritto internazionale commerciale).

[50]La dottrina specialistica ha da tempo segnalato la prospettiva di transizione ad una fase “post-codicistica” del diritto dell’Unione Europea, in vista del superamento di alcuni deficit di tutela giurisdizionale degli individui, misurata secondo il criterio dell’effettività (cd. tutela ineffettiva). A parte alcuni aggiustamenti o accordamenti in settori particolari (ad es. diritto comunitario della concorrenza o diritto europeo antitrust), la via maestra resta quella della transizione alla costituzione, intesa come disciplina europea del diritto all’eguaglianza o par condicio fra i soggetti economici d’impresa. A tale riguardo la dottrina “neo-costituzionalista” italiana, rappresentata da TesauroConcorrenza ed effettività della tutela giurisdizionale tra ordinamento dell’Unione Europea e ordinamento italiano, Napoli, 2013; PaceI fondamenti del diritto anti-trust europeo: norme di concorrenza e sistema applicativo dalle origini alla costituzione europea, Milano, 2005.

[51]Nelle due prospettive, l’una codicistico-commercialistica, l’altra costituzionalistica, differente è il ruolo riconosciuto alla concorrenza tra imprese. Nella prima essa è riconosciuta come un fattore decisivo del “mercato libero”. Nella seconda essa è essenziale per una democrazia economica internazionale in una società egualitaria e trasparente, cioè non-distorsiva e non-corruttiva. Cfr. in dottrina Irace(a cura di), Rapporti e concorrenza tra ordinamenti, Milano, 2007; GnesLa scelta del diritto: concorrenza tra ordinamenti, arbitraggi, diritto comune europeo, Milano, 2004; ZuppiniAlpaLa concorrenza tra ordinamenti giuridici, Roma, 2004. In generale al di là del diritto anti-trust cfr. DelVecchio– SeverinoTutela degli investimenti tra integrazione dei mercati e concorrenza degli ordinamenti, Roma-Bari, 2016.

[52]La prospettiva costituzionalistica in corso, richiama un ri-equilibrio fra la tradizione civilistica della “professio juris” (o electio legis) rispetto a quella politica dell’intervento pubblico in economia (public choice). Nel linguaggio corrente viene definita come “nuova architettura” della concorrenza fra ordinamenti giuridici. Cfr. Pedone,Tassazione internazionale e concorrenza fiscale, Milano, 2005; Iannone,L’intervento pubblico nell’economia e le regole di concorrenza comunitarie, Torino, 2009; PesceI nuovi strumenti di “public enforcement: Commissione Europea e antitrust nazionale a confronto, Napoli, 2012. Con riferimento alla concorrenza sulla rete di comunicazione elettronica e dalle posizioni dominanti sul web cfr. per tutti Marabini,La funambolica posizione di Google tra “antitrust” e “patent war”, Padova, 2015.

[53]Secondo la dottrina comparativistica, sarà il diritto costituzionale comparato europeo, idoneo a svolgere un doppio ruolo di garanzia dell’identità individuale e collettivo dello stato codificatore. Il principio della tutela dell’identità costituzionale nazionale (cd. difesa dell’interesse nazionale) è destinato ad essere una diga difensiva contro il rischio della “de-identificazione” nell’ambito delle relazioni pubbliche e private. Viceversa, il rispetto dell’identità costituzionale collettiva, segnala l’appartenenza di ciascun Paese ad una “comune famiglia giuridica” ed ai suoi valori condivisi. Su tali basi si può continuare l’era della ricodificazione europea. A tale proposito si rinvia alle impostazioni della scuola costituzionalistica romana, cfr. Ridola,Diritto comparato e diritto costituzionale europeo, Torino, 2010 (opinione parallela a quella euro-codicistica di G. Alpa già citata in precedenza, come espressione della scuola romana).

[54]L’armonizzazione legislativa europea risulta, per sua natura, pluri-settoriale e si estende ai più diversi settori normativi, tanto pubblicistici quanto privatistici. Cfr. per tutti MagnaniDiritto sindacale europeo e comparato, Torino, 2015; CerriTrust, affidamento fiduciario e fiducie: tre modi di declinare la fiducia nel diritto europeo, Milano, 2015; Zarro,Poteri indipendenti e rapporti civili: Italia, Germania e diritto europeo, Napoli, 2015; BilanciaConvenzione europea dei diritti dell’uomo e giustizia tributaria italiana, Torino, 2014; V. Manes(e altri), La convenzione europea dei diritti dell’uomo nell’ordinamento penale italiano, Milano, 2011; GrandiRiserva di legge e legalità penale europea, Milano, 2010; RollaIl sistema europeo di protezione dei diritti fondamentali e rapporti fra le giurisdizioni, Milano, 2010.

[55]Esiste ormai una ricca bibliografia concernente la vocazione del XXI secolo alla legislazione euro-nazionale. Cfr. la progressiva diversificazione del lessico utilizzato per la descrizione del fenomeno euro-nazionale, Pizzorusso,L’influenza del diritto europeo sul diritto italiano,Torino, 1982; Moccia,Comparazione giuridica e diritto europeo, Milano, 2005; FloridiaMeccanismi e tecniche di normazione tra livello comunitario e livello nazionale e sub-nazionale, Torino, 2007; DeMatteisPecorellaLeggi di recepimento del mandato di arresto europeo da parte dei Paesi UE: commentate con la giurisprudenza delle corti italiane, Milano, 2008; Nel campo civilistico si segnala la collettanea a cura di NavarrettaLa metamorfosi delle fonti di diritto privato europeo, Torino, 2015; DiStasicedue ordinamento italiano. La giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo e l’impatto nell’ordinamento interno (2010-2015), Padova, 2016 (opera collettanea). Nell’ottica della disciplina euro-nazionale, relativa alla ricodificazione della cedunell’ambito del complessivo sistema europeo cfr. Mastroianni,Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, Milano, 2017. Sulla costituzione economica europea cfr. BinProfili costituzionali dell’Unione Europea: processo costituzionale e governance economica, Bologna, 2015; DePasquale(a cura di), I cittadini e l’Europa: principio democratico e libertà economiche, Napoli, 2015. 

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