IL FALSO MITO DELL’EUROPA UNITA

Augusto Sinagra

Ordinario di Diritto dell’Unione europea nell’Università “Sapienza” di Roma

 

Il 9 maggio, come è noto, è la festa dell’Europa, cioè dell’Unione europea.

            Come tutte le festività artificiosamente introdotte e definite nelle loro ricorrenze temporali, anche questa è rappresentativa di un mito. Il mito dell’Unione europea, della pace, della convivenza tra i popoli, della finalistica creazione di un unico soggetto politicamente organizzato, dello sviluppo economico, della crescita morale e materiale delle diverse popolazioni, ecc. Cioè, il meglio che possa desiderare l’essere umano.

            Così fu, in Italia, per la celebrazione, nelle diverse ricorrenze, dei miti del Fascismo. Così è stato e così è ancora in Italia per la celebrazione, nelle diverse ricorrenze, dei miti del post-fascismo.

            Ogni Comunità sociale e politica ha bisogno di miti e di celebrazioni. Così è sempre stato ad ogni latitudine e ad ogni longitudine. La storia ce lo insegna.

            E la celebrazione dei miti è sempre un’operazione mistificante. Il mito non è la realtà. Nel caso dell’Unione europea la ricorrenza del 9 maggio come sua festa celebrativa, rappresenta la solita “corsa in avanti” e comunque un modo tradizionale, come è sempre in questi casi e nelle relative ricorrenze, per nascondere insuccessi, deficienze, mancanze direttamente riconducibili proprio a quel mito che si vuole celebrare.

            In altri termini, la consueta operazione di “contrabbando” politico e culturale che ormai si avverte come un’abituale caratteristica dei “celebratori” dell’Unione europea.

            In questo 9 maggio 2015, come in quelli degli anni precedenti e come è purtroppo prevedibile per quelli degli anni che verranno, cosa si vuole celebrare o festeggiare? Una politica estera inesistente o lesiva degli stessi interessi dell’Unione europea complessivamente intesa e dei suoi Stati membri? L’aggressione alla Libia e il colpo di Stato organizzato in Ucraina dovrebbero pur far riflettere.

            Oppure si vuole celebrare una politica di cooperazione giudiziaria che, specie in materia penale, ha sostanzialmente ridotto elementari diritti di difesa dell’imputato?

            O ancora, a tacer d’altro, si vuole celebrare una inesistente (e quando c’è, folle) politica dell’immigrazione il cui insopportabile fallimento è sotto gli occhi di tutti?

Che il confermato premier britannico David Cameron sia giunto al punto di mettere in discussione in campagna elettorale e inserire nella sua “agenda” di governo una riconsiderazione addirittura della libertà di circolazione delle persone, dovrebbe pur indurre a qualche riflessione. Ma la verità è che ormai tutti celebrano i miti, ma pochi riflettono.

            O, ancora, si vuole celebrare la scellerata politica economica della Unione europea ispirata al più estremistico liberismo fatto di libera concorrenza, di divieto di aiuti all’impresa, di pareggio di bilancio, di fiscal compact, di ossessivo mantenimento dei vincoli derivanti dall’euro (che non è moneta unica, ma è rapporto fisso di cambio anche se non lo dice nessuno perché sono tutti troppo occupati a celebrare il 9 maggio o a deliziarsi con le sinfonie di Beethoven) celebrando questo inteso come fine e non come mezzo, cioè strumento di benessere per la gente? Senza rendersi conto (o forse si) che tutto questo sistema ha provocato un livello mai visto di sofferenza sociale in termini di disoccupazione, soprattutto giovanile, che porta alla disperazione. Ha provocato un aumento spaventoso della fascia dei poveri (e correlativo maggiore arricchimento dei già ricchi); e il tutto è andato ormai già ben oltre il limite della disperazione.

            Ma tutto ciò non importa, quel che importa è la celebrazione del mito.

Dunque, Sagunto brucia, ma a Roma (Bruxelles) si discute.

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