Antonella Galletti Per l’Unione europea l’acqua potabile non è un diritto universale

Per l’Unione europea l’acqua potabile non è un diritto universale

Antonella Galletti

Dottore di ricerca e cultore di Diritto dell’Unione europea nell’Università “Kore” di Enna

Abstract: il diritto all’acqua potabile è stato riconosciuto dal diritto internazionale ma la Commissione Ambiente del Parlamento europeo, lo scorso settembre, ha respinto la richiesta avanzata dal movimento Right2Water di riconoscere l’acqua come bene comune e universale.

Parole chiave: Right2Water, democrazia partecipativa, diritto all’acqua, regolamento n. 211/2011, direttiva 2000/60/CE.

Lo scorso settembre la Commissione Ambiente del Parlamento europeo ha respinto la richiesta di riconoscere l’acqua come bene comune e universale. La petizione era stata avanzata dal movimento Right2Water, supportata da un milione e seicentomila firme di cittadini europei.

L’iniziativa dei cittadini europei, introdotta dal Trattato di Lisbona per promuovere una maggiore partecipazione democratica dei cittadini alle questioni europee, consente a un milione di cittadini di almeno sette Stati membri dell’Unione di chiedere alla Commissione europea di legiferare in settori di competenza dell’ue. Si tratta del primo strumento di democrazia partecipativa adottato a livello europeo.

“L’acqua è un diritto” (Right2Water) è la prima iniziativa dei cittadini europei ad avere soddisfatto i requisiti stabiliti dal regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio n. 211/2011[1]. Dopo aver raccolto oltre 1,6 milioni di adesioni, era stata ufficialmente presentata alla Commissione europea il 20 dicembre 2013 ed esortava l’Istituzione a proporre una normativa che sancisse il diritto umano universale all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari, come riconosciuto dalle Nazioni Unite, e a promuovere l’erogazione di servizi idrici e igienico-sanitari in quanto servizi pubblici fondamentali per tutti.

Il 17 febbraio 2014 la Commissione aveva ricevuto gli organizzatori, i quali, lo stesso giorno, avevano avuto la possibilità di presentare l’iniziativa in un’audizione pubblica presso il Parlamento europeo.

L’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari è intimamente legato al diritto alla vita e alla dignità umana, nonché alla necessità di beneficiare di adeguate condizioni di vita.  Nell’ultimo decennio il diritto all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari è stato riconosciuto dal diritto internazionale, prevalentemente a livello di Nazioni Unite[2]. La risoluzione 64/292 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite riconosce “il diritto all'acqua potabile e sicura e ai servizi igienico-sanitari quale diritto umano essenziale al pieno godimento della vita e di tutti i diritti umani”. Inoltre, nel documento conclusivo della Conferenza dell’onu del 2012 sullo sviluppo sostenibile, i capi di Stato e di governo, e i rappresentanti di alto livello, hanno ribadito “gli impegni assunti per quanto riguarda il diritto umano all’acqua potabile e a servizi igienico-sanitari, da realizzarsi progressivamente a beneficio delle [loro]popolazioni nel pieno rispetto della sovranità nazionale”[3].

A livello europeo, l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha dichiarato che “l’accesso all’acqua deve essere riconosciuto quale diritto umano fondamentale, essendo l’acqua una risorsa essenziale per la vita sulla terra che va condivisa dall’umanità”[4]. L’ue ha inoltre ribadito che “tutti gli Stati hanno obblighi in materia di diritti umani riguardanti l’accesso all'acqua potabile, che deve essere disponibile, accessibile fisicamente, ad un prezzo abbordabile e di qualità accettabile”[5].

Questi principi hanno guidato anche l’azione dell’Unione europea. La direttiva quadro sull’acqua riconosce che “l’acqua non è un prodotto commerciale al pari degli altri, bensì un patrimonio che va protetto, difeso e trattato come tale”[6]. Anche alcuni diritti e principi sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea possono ritenersi direttamente applicabili all’accesso all'acqua potabile e a servizi igienico-sanitari migliori: di fatto, là dove tale accesso non è garantito, è difficile garantire la tutela di diritti fondamentali quali il diritto alla dignità umana (art. 1) o il diritto alla vita (art. 2).

È questo il contesto entro il quale la Commissione ue ha esaminato l’iniziativa dei cittadini europei per formulare le proprie conclusioni. Ma nonostante la Commissione si sia impegnata ad adottare misure concrete e a mettere in cantiere una serie di nuovi interventi nei settori che interessano direttamente l’iniziativa Right2Water e i suoi obiettivi, lo scorso settembre i fatti hanno dimostrato che di strada, anche in quest’ambito, ce n’è ancora molta da fare.

 


[1] Regolamento (ue) n. 211/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, riguardante l’iniziativa dei cittadini.

[2] Si veda la risoluzione n. 64/292 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 3.8.2010, e le risoluzioni 7/22 e 15/9 del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, rispettivamente del 28.3.2008 e del 6.10.2010.

[3] http://www.un.org/en/sustainablefuture/

[4] Risoluzione n. 1693/2009 dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa.

[5] Dichiarazione dell’Alto Rappresentante dell’Unione per commemorare la Giornata mondiale dell’acqua il 22 marzo 2010, in http://register.consilium.europa.eu/:doc7810/10

[6] Primo considerando della direttiva quadro dell’ue 2000/60/CE in materia di acque.

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