L’Unione Europea e il fenomeno dell’immigrazione: scenario attuale e prospettive.

 

Michele Sabatino

Assistant Professor di Politica Economica nella Libera Università degli Studi “Kore” di Enna

 

ABSTRACT

La politica per l’immigrazione europea è sempre stata condizionata dai limiti e dalle vicissitudini degli Stati membri, secondo un modello di gestione “concorrente”, tra legislazione e politiche comunitarie e norme e azioni di carattere nazionale, con il risultato di essere spesso incoerente e incapace di affrontare un fenomeno che ormai assume sempre più i caratteri dell’emergenza e dell’eccezionalità, da una parte, e dell’approccio globale ai temi della sicurezza, dei diritti e della partnership con gli altri Paesi vicini, dall’altra. L’articolo intende analizzare i principali elementi della politica comunitaria in tema di immigrazione partendo da una valutazione storica delle azioni intraprese in ambito comunitario, strettamente collegate alle necessità demografiche, ai cambiamenti geo-politici, ai flussi e alle caratteristiche socio-economiche dei migranti. Dall’analisi storica si è proceduto, di seguito, ad una disamina del quadro normativo e legislativo nel quale si inserisce l’azione comunitaria anche alla luce delle modifiche ai Trattati comunitari e delle indicazioni emerse nei numerosi Consigli Europei degli ultimi anni. Tutto ciò al fine restituire un quadro quanto più completo possibile dello stato dell’arte della politica migratoria comunitaria e comprendere come affrontare il problema dell’immigrazione in modo adeguato rispetto ai cambiamenti in atto. Affrontare il tema dell’immigrazione, significa, infatti, confrontarsi con un fenomeno profondamente complesso, che più di ogni altro mette in relazione gli aspetti demografici, economici, sociali e culturali di una società. “Mettere in relazione” significa, appunto, rinunciare a una politica nazionale o comunitaria settoriale che confini e riduca il fenomeno a mera gestione amministrativa, ma lo collochi all’interno di una strategia di sicurezza, di diritti, di integrazione e di gestione del ruolo di attore globale dell’Unione Europea, soprattutto nei confronti dei Paesi vicini, in grado di rilanciare il progetto comunitario in un mondo globale. In questi termini si intende suggerire come una politica per l’immigrazione non debba essere solo quella di trovare soluzioni semplici o rapide ai problemi contingenti che la presenza di soggetti immigrati porta nella società di accoglienza, ma di inserire questo fenomeno strutturale e inevitabile all’interno di un processo di crescita e di sviluppo della società. In questa prospettiva la politica comunitaria per la gestione dei flussi migrazione deve legarsi alle politiche di cooperazione allo sviluppo, di sicurezza e di partnership soprattutto con i Paesi vicini. Con quest’approccio si è analizzato, infine, il fenomeno migratorio in Europa, attraverso i numerosi studi e dati disponibili, così da fornire un quadro organico e aggiornato delle politiche comunitarie suggerendo altresì nuove e ulteriori ipotesi di lavoro e di azione.

 

Keywords

Immigrazione – politiche comunitarie – cooperazione allo sviluppo – integrazione

 

 

 

 

1.    Introduzione

 

La politica comunitaria in tema di immigrazione è sempre stata condizionata dai limiti e dalle vicissitudini degli Stati membri, secondo un modello di gestione “concorrente”, tra legislazione e politiche comunitarie e norme e azioni di carattere nazionale. Il risultato è quello di avere una politica comunitaria spesso incoerente e incapace di affrontare un fenomeno che ormai assume sempre più i caratteri dell’emergenza e dell’eccezionalità, da una parte, e dell’approccio globale ai temi della sicurezza, dei diritti e della partnership con gli altri Paesi vicini, dall’altra. Il presente contributo intende analizzare i principali elementi della politica comunitaria in tema di immigrazione partendo da una valutazione storica delle azioni intraprese in ambito comunitario, strettamente collegate alle necessità demografiche, ai cambiamenti geo-politici, ai flussi e alle caratteristiche socio-economiche dei migranti. Dall’analisi storica si è proceduto, di seguito, a una disamina del quadro normativo e legislativo nel quale si inserisce l’azione comunitaria anche alla luce delle modifiche ai Trattati comunitari e delle indicazioni emerse nei numerosi Consigli Europei degli ultimi anni. Tutto ciò al fine restituire un quadro quanto più completo possibile dello stato dell’arte della politica migratoria comunitaria e, quindi, per provare a comprendere come affrontare il problema dell’immigrazione in modo adeguato rispetto ai cambiamenti in atto. Affrontare il tema dell’immigrazione, significa, infatti, confrontarsi con un fenomeno profondamente complesso, che più di ogni altro mette in relazione gli aspetti demografici, economici, sociali e culturali di una società. “Mettere in relazione” significa, appunto, rinunciare a una politica nazionale o comunitaria settoriale che confini e riduca il fenomeno a mera gestione amministrativa, ma lo collochi all’interno di una strategia di sicurezza, di diritti, di integrazione e di gestione del ruolo di attore globale dell’Unione Europea, soprattutto nei confronti dei Paesi vicini, in grado di rilanciare il progetto comunitario in un mondo globale. In questi termini si intende suggerire come una politica per l’immigrazione non debba essere solo quella di trovare soluzioni semplici o rapide ai problemi contingenti che la presenza di soggetti immigrati porta nella società di accoglienza, ma di inserire questo fenomeno strutturale e inevitabile all’interno di un processo di crescita e di sviluppo della società. In questa prospettiva la politica comunitaria per la gestione dei flussi migrazione deve legarsi alle politiche di cooperazione allo sviluppo, di sicurezza e di partnership soprattutto con i Paesi vicini. Con quest’approccio si è analizzato, infine, il fenomeno migratorio in Europa, attraverso i numerosi studi e dati disponibili, così da fornire un quadro organico e aggiornato delle politiche comunitarie suggerendo altresì nuove e ulteriori ipotesi di lavoro e di azione.

 

2.    Il fenomeno migratorio in Europa

 

Per comprendere le politiche comunitarie in materia di migrazione è necessario specificare il fenomeno migratorio in Europa ed in Italia partendo dai dati e dalle rilevazioni ufficiali. A tal proposito riporteremo i principali dati e osservazioni statistiche del IV Rapporto annuale (2014) sul tema degli immigrati del Ministero del Welfare. Il Rapporto, infatti, segnala che la popolazione straniera nell’UE, al 1° gennaio 2013, ammonta a circa 34 milioni, il 6,8% della popolazione residente, considerando anche i cittadini dell’UE che risiedono in uno Stato diverso dal proprio (ma sempre nell’ambito dell’Unione). I cittadini residenti con cittadinanza non UE sono invece 20 milioni, pari a poco più del 4% del totale (tabella 1). Il grafico di figura 1 presenta in modo sinottico l’ammontare della popolazione straniera residente e l’incidenza percentuale sul totale della popolazione residente al 1° gennaio 2013 dei primi 18 paesi per numero di stranieri.

Nel 2013, la grande maggioranza di stranieri residenti (UE e non UE) si distribuisce in cinque paesi, tre con una consolidata tradizione come destinazione dei flussi migratori — Germania (7,7 milioni); Regno Unito (4,9 milioni) e Francia (4,1 milioni) — e due paesi con una storia recente di emigrazione — Spagna (5,1 milioni) e Italia (4,4 milioni).

La tabella 1 fornisce una prima rappresentazione dettagliata per Stato della presenza straniera nei paesi dell’UE. I dati presentati nella tabella evidenziano la trasformazione demografica determinata dall’accresciuta presenza di cittadini stranieri nel lungo periodo, mettendo a confronto la situazione al 2000 con quella al 2013. Nella tabella 1, accanto ai valori assoluti della popolazione residente con cittadinanza del paese e di quella straniera, si riporta il tasso di crescita medio annuo composto tra il 2000[1] ed il 2013.

 

 

 

 

 

Figura 1. - Popolazione straniera residente in milioni e incidenza % sulla popolazione totale nei paesi con la maggiore presenza in termini assoluti di immigrati nella UE.

Valori assoluti in milioni e % sulla popolazione residente al 1° gennaio 2013

Fonte: elaborazione Staff SSRMdL di Italia Lavoro su dati EUROSTAT (Population)

 

Il Rapporto rileva come in Italia la popolazione residente nazionale è stazionaria, mentre quella straniera è cresciuta a un tasso medio del 10% annuo[2]. Un tasso di variazione della popolazione straniera superiore al nostro nel periodo osservato si verifica soltanto in Spagna (+15%) e Irlanda (+12,3%). Piuttosto elevata anche la crescita in altri paesi mediterranei dell’area dell’Euro (Cipro, Malta e Portogallo), che avevano, come i precedenti, una tradizione recente ed anche meno recente di emigrazione.

Se si escludono due Stati dell’UE già appartenenti all’URSS (Estonia e Lettonia), il Lussemburgo e Cipro, tutti di “taglia” piuttosto piccola, le percentuali di propalazione straniera (11-12%) più elevate si registrano in Austria, Belgio e Irlanda, seguiti dalla Spagna (quasi l’11%), dalla Germania (9,4%), dalla Grecia (7,8% con un aumento però modesto rispetto al 2000), dal Regno Unito (7,7%) e dall’Italia (7,4%). I paesi nordici ad alto reddito (Danimarca, Svezia e Finlandia) e la Francia (6,2%) hanno percentuali più basse, così come l’Olanda (4,3%).

Si osserverà in seguito, in relazione ai flussi migratori, un rallentamento di tali flussi negli anni più recenti.  I dati sullo stock, oltre all’andamento del saldo migratorio, incorporano sia il dato della variazione demografica della popolazione straniera (in generale positivo), sia quello dell’acquisizione della cittadinanza del paese di insediamento da parte dei migranti, che ovviamente riduce il numero di cittadini stranieri residenti. La quota relativa dei migranti sulla popolazione residente dipende anche dal saldo naturale e da quello migratorio dei cittadini non stranieri.

           

Tabella 1. Popolazione per cittadinanza (nazionale/straniera) e paese nell’Unione Europea. Valori assoluti in milioni al 1° gennaio, tasso % di incremento medio annuo composto e quota % sulla popolazione residente. Anni 2000 e 2013

(*) Per la Francia il dato è relativo al 1999; per la Bulgaria, la Croazia, la Lituania ed il Lussemburgo al 2001; per la Romania al 2002 e per la Slovacchia al 2003; (**) Il totale è riferito a tutti i cittadini del paese di residenza e di tutti i cittadini stranieri residenti, UE e non UE.

Fonte: elaborazione Staff SSRMdL di Italia Lavoro su dati EUROSTAT (Population)

 

Il Rapporto annuale sull’immigrazione analizzare, ancora, il fenomeno migratorio in termini di flussi, considerando gli ingressi e le uscite nel corso di un determinato anno. Nel 2012 (ultimo anno disponibile) il flusso di migranti nell’Unione Europea ammontava a circa 3,1 milioni, di cui quasi il 41% proveniente da paesi  extracomunitari, quasi il 33% da cittadini di un altro Stato della UE ed il 26% è rappresentato dal ritorno (rimpatrio) di cittadini di uno Stato della UE nel proprio paese d’origine (grafico 2). Nel biennio precedente (2010-11), la situazione era piuttosto simile nelle linee generali, con però un maggior peso relativo dei flussi di cittadini Extra UE (43%) rispetto a quelli di cittadini UE (30,6%). Una quota minima, di pochi decimali di punto, è rappresentata da flussi non ripartiti per nazionalità. Nelle tabelle successive si esamina l’evoluzione temporale per i maggiori paesi UE dal punto di vista dei flussi migratori. Le serie storiche non sono complete per tutti paesi. Per quanto riguarda l’Italia, i dati EUROSTAT sono aggiornati con i più recenti dati di fonte ISTAT[3].

Il grafico 2 mostra la distribuzione percentuale dei flussi di ingresso, distinguendo per nazionalità dei migranti (oltre alla residuale quota di ingressi non ripartiti per nazionalità):

-       Il flusso di immigrazione dei cittadini nel paese di origine (rimpatri);

-       I flussi di migranti (con cittadinanza diversa da quella del paese di destinazione) provenienti da altri paesi delle UE (a 27, la precisazione è importante, viste le adesioni intervenute nel corso degli anni);

-       I flussi di migranti provenienti da paesi non appartenenti all’UE.

I flussi di immigrazione extracomunitaria rappresentavano nel 2012, come già osservato, poco meno del 41% del totale. Se confrontiamo la composizione con quella del biennio precedente, si osserva una certa flessione (il dato era del 43,3%). Stabile (26%) la percentuale di rientri nei paesi UE di origine, mentre la quota relativa dell’immigrazione verso altri paesi UE di cittadini comunitari è cresciuta (32,9% nel 2012 contro 30,6% nel biennio precedente).

La tabella 2 mette a confronto, per l’anno più recente disponibile, la distribuzione dei flussi di migrazione in ingresso negli Stati dell’UE, sia in termini assoluti sia relativi (in % dei flussi di ciascun paese). Il totale è il risultato della somma dei flussi complessivi, mentre il dato relativo alla UE considera solo i flussi dall’esterno, cioè dai paesi non aderenti all’Unione. I primi 5 paesi (Germania, Regno Unito, Italia, Francia, Spagna) assommano nel 2013 oltre 2 milioni di ingressi, che corrisponde al 61% del totale dei flussi in entrata degli Stati della UE.

 

Figura 2. UE a 27 Composizione percentuale dei flussi di immigrazione: ritorno di espatriati nel paesi di origine, altri UE, Extra UE. Anno 2012 e flussi cumulati 2010-11

Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su dati EUROSTAT (Population)

 

Rispetto ai flussi in ingresso, l’Italia si colloca, con 351mila ingressi, al terzo posto dopo la Germania (592) e Regno Unito (498 mila) e prima della Francia (327 mila) e della Spagna (304 mila). Al sesto posto, abbastanza staccata, la Polonia (216mila). In relazione alla sola componente non comunitaria, l’Italia risulta al secondo posto nel 2012 (217mila) dopo il Regno Unito (260mila). In Italia risulta molto bassa la quota dei rimpatri, che è invece molto elevata nell’Est dell’Unione (Romania, Lituania, Polonia, in particolare). La quota relativa di immigrazione Extra UE in Italia (quasi il 62%) è superata solo da quella della Slovenia. Anche in Spagna, Svezia e Regno Unito la quota dell’immigrazione Extra UE supera il 50%. In Francia e Grecia la quota Extra UE resta sotto il 50%, ma è comunque nettamente superiore a quella intra-UE. I flussi dalla UE (esclusi i rimpatri) sono oltre il 50% in Lussemburgo, Austria e Germania. Una netta prevalenza dei flussi interni alla UE, escludendo i rimpatri, si riscontra anche in Olanda ed Irlanda.

 

 

 

 

Tabella 2 Flusso di immigrazione per paese e cittadinanza (rimpatri di cittadini espatriati, altri flussi dalla UE, flussi Extra UE). Valori assoluti e quote % nel 2012

(a) Al netto dei flussi migratori tra paesi della UE; (*) Per la Francia, il dato è relativo al 1999; per la Bulgaria, la Croazia, la Lituania e il Lussemburgo al 2001; per la Romania al 2002 e per la Slovacchia al 2003; (**) Il totale è riferito a tutti i cittadini del paese di residenza e di tutti i cittadini stranieri residenti, UE e non UE.

Fonte: elaborazione Staff SSRMdL di Italia Lavoro su dati EUROSTAT (Population)

 

Per una corretta lettura dei flussi migratori è opportuno esaminare anche i flussi di emigrazione dagli Stati della UE, che coinvolgono in modo anche cospicuo cittadini con cittadinanza diversa da quella del paese (di uscita). Gli “espatri” nella tabella sono i flussi in uscita di cittadini dal proprio paese; le altre colonne riportano l’emigrazione degli stranieri. In molti paesi (tra cui Spagna, Austria, Belgio, Germania e Regno Unito) i flussi di emigrazione sono composti in maggioranza da stranieri (UE ed Extra UE). Nel complesso, i flussi di emigrazioni nei paesi della UE sono tutt’altro che irrilevanti (447mila in Spagna, 321mila nel Regno Unito, 288mila in Francia, 240mila in Germania). In Italia, il numero risulta decisamente inferiore (106mila) e composto per quasi 2/3 da Italiani. In proporzione, la quota relativamente maggiore di emigranti con cittadinanza Extra UE si riscontra in Spagna, Repubblica Ceca e Cipro. Quella di emigranti cittadini UE (ma non del paese) in Lussemburgo, Belgio e Austria.

 

Tabella 3. Flussi di emigrazione per paese e cittadinanza (espatriati, altri flussi in uscita di cittadini di altri Stati UE, Extra UE). Valori assoluti in migliaia e quote % nel 2012

(a) Al netto dei flussi migratori tra paesi della UE

Fonte: elaborazione Staff SSRMdL di Italia Lavoro su dati EUROSTAT (Population)

 

I grafici successivi riportano l’evoluzione temporale dei flussi migratori in entrata e in uscita. L’arco temporale di osservazione (non disponibile purtroppo per tutti i paesi) è quello 1998-2012. I dati Eurostat sono stati integrati con i più recenti dati ISTAT (vedi la Nota 3). Non per tutti i paesi, le serie sono disponibili per l’intero l’intervallo temporale definito: dove è stato possibile sono stati interpolati graficamente i dati mancanti (segmenti tratteggiati delle curve). Sono riportati sinotticamente nei grafici i primi 16 paesi per numero di immigrati al 2013 (tabella 1), con l’esclusione dei paesi baltici, che hanno un livello minimo di flussi di immigrazione negli anni recenti. L’ordine dei paesi, esclusa l’Italia, è quello decrescente secondo il numero di stranieri residenti nel 2013. La modalità di presentazione aiuta a visualizzare l’esistenza di modelli migratori molto diversi all’interno dell’Unione Europea, anche limitandosi ai paesi con una presenza di cittadini stranieri di una qualche entità (in Polonia, Romania e Bulgaria la presenza di cittadini stranieri è ancora molto ridotta).

I grafici di figura 3 e di figura 4 riportano i flussi in ingresso per cittadinanza, secondo la tripartizione (Rimpatri/UE/Extra UE) già illustrata, per singolo paese.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Figura 3. Flussi di migranti per cittadinanza (rimpatri, Altri UE, Extra UE) nei primi 8 paesi per numero di migranti nella UE. Valori in migliaia 1998-2012 (ove disponibili)

Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su dati EUROSTAT (Population) e ISTAT (I trasferimenti di residenza)

 

Gli andamenti congiunturali ed anche i trend, sono piuttosto differenziati da paese a paese. La peculiarità italiana è quella di avere alcuni picchi in corrispondenza delle “finestre” di regolarizzazione e dell’adesione all’UE della Romania e della Bulgaria nel 2007.

 

Figura 4. Flussi di migranti per cittadinanza (rimpatri, Altri UE, Extra UE) negli Stati dal 9°al 16* posto della graduatoria per numero di migranti nella UE. Valori in migliaia 1998-2012

Fonte: elaborazione Staff SSRMdL di Italia Lavoro su dati EUROSTAT (Population)

Poiché i dati utilizzati sono quelli che risultano sotto il profilo della residenza anagrafica, è plausibile che si sia trattato della regolarizzazione di soggetti già presenti, con ciò modificando il profilo temporale effettivo dei flussi migratori.

Un altro elemento che accomuna molti paesi (ma non tutti) e che viene segnalato opportunamente dal Rapporto sull’immigrazione del Ministero del Welfare e dai numerosi dati e osservazioni demografiche è la riduzione dei flussi migratori dopo il 2007. Per l’Italia ciò si verifica nettamente per i flussi in ingresso dei cittadini della UE e solo nel 2011-12 per i flussi Extra UE. Un calo generalizzato post 2007 (UE ed Extra UE) si registra in Spagna. In Irlanda la flessione è molto forte nella componente UE e nella Repubblica Ceca in quella Extra UE: in entrambi i casi si tratta, per ciascuno dei due paesi, delle componenti più dinamiche nell’immigrazione.

In Germania i flussi Extra UE hanno iniziato a calare già all’inizio degli anni 2000 e quelli di cittadini della UE hanno avuto una fortissima flessione nel 2009; già dal 2010, comunque, si assiste ad una ripresa, soprattutto nella componente UE. Una situazione non dissimile si verifica anche in Austria. In altri casi (Finlandia, Lussemburgo, Svezia, Finlandia), la crisi non sembra aver avuto un impatto riconoscibile sui flussi di immigrazione.

In Italia, Francia, Olanda, Svezia, Portogallo e Finlandia i flussi di emigrazione riguardano essenzialmente cittadini del paese che espatriano. In Italia, in Grecia, in Irlanda e in Portogallo vi è stato un aumento di tali flussi di emigrazione nel 2011-12; in Francia il trend di tale tipo di flussi è in crescita durante l’intero intervallo, quindi non sembra un fenomeno connesso con la crisi. In Italia, Svezia e Olanda i flussi di emigrazione degli stranieri crescono negli anni più recenti, pur restando nettamente inferiori a quelli dei cittadini.

In Spagna, Germania e Lussemburgo i flussi di emigrazione hanno una forte componente straniera: nel caso del Lussemburgo si tratta di un dato strutturale, in Spagna si tratta di un elemento legato alla crisi, che ha visto una notevole crescita dei flussi di emigrazione sia di cittadini UE sia non UE. In Germania, al contrario, dal 2009 i flussi in uscita di cittadini stranieri calano bruscamente.

I grafici di figura 5 e 6 riportano i flussi in uscita per cittadinanza, secondo la tripartizione (Espatri/UE/Extra UE), per singolo paese.

 

 

 

Figura 5. Flussi di emigranti per cittadinanza (espatri, Altri UE, Extra UE) nei primi 8 paesi per numero di migranti nella UE. Valori in migliaia 1998-2012 (ove disponibili)

 

Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su dati EUROSTAT (Population)

 

 

 

Figura  6. Flussi di emigranti per cittadinanza (espatri, Altri UE, Extra UE in altri Stati tra i primi 18 per numero di migranti nella UE. Valori in migliaia 1998-2012 (ove disponibili)

 

Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su dati EUROSTAT (Population)

 

I grafici di figura 7 e 8 riportano per ciascun paese il flusso complessivo di migranti, quello di emigranti ed il risultante saldo migratorio. Si tratta ovviamente delle sommatorie delle grandezze declinate nei grafici precedenti per nazionalità.

 

Figura 7. Flussi di migranti, emigranti e saldo migratorio netto nei primi 8 paesi per numero di migranti nella UE. Valori in migliaia 1998-2012 (ove disponibili)

 

Fonte: EUROSTAT (Population) e ISTAT (I trasferimenti di residenza)

Figura 8. Flussi di migranti, emigranti e saldo migratorio netto negli Stati in altri Stati tra i primi 18 per numero di migranti nella UE. Valori in migliaia 1998-2012 (ove disponibili)

 

Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su dati EUROSTAT (Population)

 

Tuttavia, il confronto dei flussi di emigrazione e immigrazione complessivi e dei saldi migratori (migranti - emigranti), fornisce ulteriori utili spunti per l’analisi, ed in alcuni casi le serie storiche disponibili non declinate per nazionalità sono più lunghe di quelle che invece presentano tale dettaglio.

Un elemento rilevante che si segnala è quello del rapporto tra le quantità di migranti ed emigranti. L’Italia, la Finlandia e la Svezia si caratterizzano per una notevole distanza tra le due grandezze, più vicine in altri casi (Germania, Francia, Danimarca). In Spagna, Irlanda, Portogallo, Repubblica Ceca e Grecia la crisi ha condotto a saldi migratori negativi. In altri casi (Francia, Olanda) il saldo resta positivo, ma la riduzione è comunque consistente. Nel Regno Unito con la crisi si riducono sia migranti che emigranti, e il valore del saldo, positivo, non si modifica dunque di molto. Una situazione simile si verifica anche per il Belgio. In Germania e Austria vi è una ripresa dei flussi di immigrazione negli anni più recenti, mentre quelli di emigrazione restano ai minimi.

 

3.    Caratteristiche del fenomeno migratorio in Italia

 

Nei più recenti dati pubblicati dall’ISTAT[4], la popolazione straniera residente in Italia al 31 dicembre 2013 assomma a 4,92 milioni di persone, pari all’8,1% della popolazione residente. L’aumento rispetto alla cifra riportata in seguito per l’inizio dello stesso anno (4,4 milioni) non è dovuta a imponenti flussi migratori avvenuti nel corso del 2013: infatti, “il movimento migratorio con l’estero ha fatto registrare, nel 2013, un saldo positivo pari a circa 182mila unità, in diminuzione rispetto agli anni precedenti. Aumenta l’emigrazione italiana, diminuisce l’immigrazione straniera” (Istat 2014). Il saldo migratorio della popolazione straniera risulta pari nel 2013 a 235,4mila unità e quello per i cittadini italiani è negativo (espatri superiori ai rimpatri) per otre 53mila unità. Nell’aumento che si registra pesa molto il dato amministrativo della revisione delle anagrafi operata dai comuni, revisione che ha portato a 370mila stranieri e 697mila italiani in più.

Come si può vedere dal grafico di figura 9, la presenza di stranieri tra i residenti in Italia fa segnare alla fine del 2013 un aumento di 3,6 milioni rispetto agli inizi degli anni 2000, anche per effetto della menzionata revisione demografica. La popolazione di cittadinanza italiana è rimasta invece stazionaria fino al 2011, ed ha conosciuto, escludendo l’effetto della revisione anagrafica, un declino nel 2012-13, anche per effetto di un saldo migratorio (rimpatri-espatri) negativo per i cittadini italiani. L’incidenza percentuale della popolazione straniera su quella totale in costante crescita nell’intervallo di osservazione: nel 2001 era al 2,3%, al 1° gennaio 2013 arriva al 7,4% e, con la revisione anagrafica, si attesta alla fine di tale anno sull’8,1%. La crescita dello stock di migranti è stata particolarmente sostenuta nel 2003 e 2004 (il valore riportato nel grafico è relativo al 1 gennaio di ciascun anno, e quindi la crescita si è verificata nell’anno precedente) e, di nuovo, nel 2007-2008.

 

Figura 9. Popolazione residente in Italia distinta per cittadinanza tra italiani e stranieri. Valori in migliaia 2001-2013 (per il 2001, dati di Censimento al 21 ottobre; al primo gennaio per gli altri anni)

(*) Dati al 21 ottobre; si tratta quindi di un periodo molto vicino al dato 2002 (1° gennaio).

Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su dati ISTAT (Popolazione residente comunale; Rilevazione della popolazione residente comunale straniera; Censimento della popolazione 2011; Bilancio demografico nazionale)

 

Nel 2013, che è per gran parte delle informazioni statistiche il più recente anno di riferimento disponibile, come si può notare nel grafico di figura 10, la popolazione residente di cittadinanza italiana nell’intervallo di età 0-14 anni risulta essere pari al 13,6% del totale dei cittadini italiani residenti (come nell’anno precedente) mentre quella anziana (65 anni e +) è al 22,6% (contro il 22,2% dell’anno precedente). La popolazione tra i tra i 15 ed i 34 anni è al 20,5% (contro il 20,9% del 2012) e quella tra i 35 ed i 64 anni al 43,3% (come nel 2012).

Nettamente diversa appare la composizione della popolazione straniera che, sempre nel 2013, fa registrare una composizione demografica con il 19,5% rappresentato da minori fino a 14 anni (contro il 19,2% del 2012), il 34,8% (contro il 35,5% dell’anno precedente) da giovani tra i 15 ed i 34 anni, il 43,1% (contro il 42,6% nel 2012) dalla popolazione tra i 35 ed i 64 anni e solo il 2,7% (contro il 2,8% del 2012) da individui con un’età dai 65 anni in su. Ne segue che la tendenza all’invecchiamento della popolazione italiana è stata frenata proprio dalla crescita rilevante dalla componente immigrata, mediamente molto più giovane di quella italiana.

Considerando la composizione per fasce di età, nel 2013 il numero di individui tra i 35 ed i 64 anni di nazionalità italiana (quasi 24 milioni) è decisamente superiore alla componente italiana (22,6 milioni[5]) della popolazione al Censimento del 2011, e leggermente superiore anche alla popolazione complessiva (23,1 milioni), inclusi i cittadini stranieri. È nella fascia di età precedente che si evidenzia la questione demografica nazionale, con 11,3 milioni di cittadini italiani residenti nel 2013 nella fascia di età 15-34 contro 14,6 milioni nel 2001 (vedi la Nota), con una perdita di circa 3,3 milioni di unità.

 

Figura 10. Struttura della popolazione per età e cittadinanza (valori percentuali). Anni 2012 e 2013

L’accresciuta presenza straniera nella fascia di età 15-34, pari a poco meno di un milione di unità, non è peraltro in grado di compensare il calo nelle fasce giovanili dei residenti di nazionalità italiana. Invece, nella fascia 35-64 l’apporto aggiuntivo di cittadini stranieri è di quasi 1,4 milioni di unità, che si somma all’incremento, di poco inferiore, dei cittadini italiani. Nell’insieme, rispetto al 2001, la popolazione nella fascia di età 35-64 cresce di oltre 2,7 milioni di unità. Nelle fasce di età attive, o almeno potenzialmente attive, dal punto di vista del mercato del lavoro si è quindi verificata una traslazione verso l’alto, a vantaggio degli over 34 e a svantaggio degli under 35. Il saldo complessivo è quindi positivo per 450mila unità. A questo valore va aggiunta una quota degli oltre 1 milione di residenti che si aggiungono agli archivi anagrafici per effetto delle rettifiche realizzate nel corso del 2013 (che correggono disallineamenti pregressi). Ipotizzando che questa quota aggiuntiva si distribuisca per età come la popolazione al 1 gennaio 2013, si aggiungono alla popolazione in età da lavoro circa 690 persone (per il 40% circa stranieri). Senza la crescita del numero dei cittadini stranieri, la popolazione in età da lavoro residente in Italia sarebbe stata nel 2013 di 1,5 milioni inferiore a quella rilevata dal Censimento del 2011.

I flussi migratori in entrata ed in uscita ed il saldo migratorio su base annua sono riportati per gli anni dal 1995 al 2013 nel grafico di figura 11. Il saldo migratorio con l’estero nel 2013 (282mila unità) è il valore più basso dal 2007. Oltre al calo complessivo dei flussi di immigrazione, si registra anche un aumento del numero di emigranti, anche se le grandezze sono di un altro ordine rispetto ai flussi in ingresso, che nel 2013 (126mila) è il valore più elevato nell’intervallo di osservazione.

 

Figura 11. Migranti, emigranti e saldo migratorio (dai trasferimenti di residenza da e per l’estero).

Valori annui in migliaia 1995-2013

Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su dati Istat (I trasferimenti di residenza e Bilancio demografico nazionale).

 

Il grafico di figura 12 riporta i saldi migratori per cittadinanza (italiana/altre UE/Extra UE), dal 1995 al 2012. Il saldo migratorio con l’estero dei cittadini italiani è prevalentemente negativo e nel 2012 è pari a quasi a -39mila unità. Per i cittadini Extra UE valori del saldo pari o superiori alle 250mila unità si registrano nel 2003-2004 e nel 2008-2010. Il picco delle serie storiche per i comunitari si registra nel 2007 (anno di entrata della Romania nella UE) con oltre 300mila ingressi netti.

Figura 12. Saldi migratori per cittadinanza.

Valori annui in migliaia 1995-2012

Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su dati ISTAT (I trasferimenti di residenza)

 

Passando all’esame a livello regionale (tabella 4), Lazio e la Lombardia presentano i flussi più consistenti di stranieri (Iscrizioni) in entrata: nel 2012, rispettivamente, 50mila e 65mila. Le altre regioni con i maggiori flussi sono: il Veneto; l’Emilia Romagna; il Piemonte; la Toscana. Nel 2012, un anno con flussi a livelli relativamente bassi, tali regioni hanno avuto ingressi tra le 25mila e le 30mila unità.

Le regioni citate hanno rappresentato quasi il 69% degli ingressi complessivi di cittadini stranieri dall’estero, percentuale simile a quelle che si sono registrate dal 2007. In precedenza, la quota dalle maggiori regioni era ancora più elevata (70-75%). Le regioni meridionali con la maggiore capacità attrattiva in termini assoluti sono la Campania e la Sicilia, che dal 2007 rappresentano insieme tra le 32 e le 40mila Iscrizioni di cittadini stranieri.

 

 

 

Tabella 4. Cittadini stranieri iscritti dall'estero nelle regioni e province autonome.

Valori annui in migliaia 2002-2012

Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su dati ISTAT (I trasferimenti di residenza)

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Le differenze tra le varie regioni sono tuttavia marcate nel rapporto tra cittadini stranieri iscritti e popolazione residente media (l’indicatore è espresso per mille): prendendo a riferimento l’ultimo anno disponibile (2012) se da un lato il Lazio guida la graduatoria con saldo migratorio con l’estero (Iscrizioni-Cancellazioni) pari a 8,9 per mille residenti, seguito dall’Emilia Romagna e Toscana (7 per mille), dall’altro troviamo in coda la Sardegna con un rapporto pari al 2,7 per mille, di poco preceduta da Puglia (2,6 per mille) e Molise (2,9 per mille). Inoltre, in Emilia Romagna il massimo è stato toccato nel 2008 (12,4) e nell’Umbria si è arrivati a 14 per mille abitanti nel 2007. Valori pari superiori al 10‰ si registrano nel 2007-08 nel Lazio, nelle Marche, nel Veneto, in Alto Adige e nel Trentino. Solo in Emilia Romagna valori superiori al 10 per mille si registrano anche nel 2009-2010. In Lombardia e Umbria (11,2‰), Marche e Veneto si erano registrati i valori più elevati nella precedente fase di flussi di immigrazione, cioè nel 2003-2004.

 

 

Tabella 5. Cittadini stranieri iscritti dall'estero per 1.000 residenti nelle regioni e province autonome.

Valori annui 2002-2012

Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su dati ISTAT (I trasferimenti di residenza)

 

Nel complesso, il saldo migratorio complessivo con l’estero è positivo per tutte le regioni italiane. L’ultimo valore negativo (inclusa l’emigrazione di cittadini italiani) si registra nel 2001 in Calabria. Tuttavia, negli anni più recenti, i saldi si sono fortemente ridotti in tutte le regioni, tornando quasi sui livelli dei primissimi anni 2000.

Le differenze tra le varie regioni sono tuttavia marcate: prendendo a riferimento l’ultimo anno disponibile (in questo caso il 2013), se da un lato il Lazio guida la graduatoria con saldo migratorio con l’estero (Iscrizioni-Cancellazioni) pari a 4,9 per mille residenti, seguito dalla Toscana (4,3 per mille) e da Emilia-Romagna e Lombardia (4,1 per mille), all’altro estremo della graduatoria troviamo la Sardegna con un saldo netto di appena l’1,1 per mille, di poco preceduta dalla Puglia (1,4 per mille) e dal Molise (1,5 per mille).

Si tratta comunque dei livelli minimi nell’arco temporale di osservazione: in Emilia Romagna il massimo è stato toccato nel 2008 (11,8) e nell’Umbria si è arrivati a 13,6 per mille abitanti nel 2007. Valori simili si registrano nel 2007-08 nel Lazio, nelle Marche e nel Veneto. I differenziali interregionali, erano peraltro molto più accentuati nella fase espansiva dei flussi migratori, rispetto a quanto si verifica negli anni più recenti, caratterizzati dalla riduzione dei flussi di immigrazione regolari.

 

Tabella 6. Saldo migratorio da e per l’estero (Iscrizioni-Cancellazioni) per 1000 residenti nelle regioni e province autonome. Valori annui 2002-2013

Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su dati ISTAT (I trasferimenti di residenza e Bilancio demografico nazionale)

 

I maggiori addensamenti della popolazione straniera si registrano a fine 2013, abbastanza ovviamente, nelle grandi aree metropolitane del Centro-Nord (Roma, Milano e Torino). Si delineano nel Nord e nella parte settentrionale del Centro-Italia tre blocchi: uno comprendente province della Lombardia e del Veneto; un secondo tra Emilia e Toscana che si estende fino a Genova; un terzo nell’Ovest del Piemonte. Di rilievo anche le presenze straniere a Perugia e a Napoli. La concentrazione della popolazione straniera è maggiore di quella che si registra per la popolazione complessiva: le prime 20 province per numero di stranieri rappresentano il 56,7% del numero complessivo di stranieri residenti in Italia, mentre le prime 20 province per numero di residenti (le due liste hanno ovviamente molti elementi in comune, ma non coincidono) rappresentano il 48% del totale della popolazione residente.

Dal punto di vista dell’incidenza sulla popolazione, si delinea di nuovo un’area contigua che comprende province lombarde, venete, emiliano - romagnole e toscane, fino ad arrivare all’Umbria.

 

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